Panta Rei | venerdì 22 marzo 2019 20:26

Panta Rei | 31 dicembre 2018, 08:30

TNAITUGRAUIEFCELIEUAONVNONO

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“A causa della crisi economica gli auguri li ho presi all’IKEA, te li monti tu quando hai tempo. Felice 2019!” La frase è sciocca e un po’ vecchiotta, ma trovo che quest’anno ha un suo perché.

Nei miei auguri di fine 2017, auspicavo un nuovo anno che fosse solo migliore di quello che stava finendo, mai avrei pensato che dodici mesi dopo avrei rimuginato la stessa cosa, con un pessimismo ancora maggiore!

Ci si sente allo sbando, in balìa di amministratori che tentano la sorte sperando di centrare almeno uno degli innumerevoli colpi tirati a vuoto, inconcludenti persino nella retorica delle promesse. E così l’immagine dei famosi “pacchi piatti e compatti” dentro i quali trovi, a pezzi sciolti, la nuova casa dei sogni mi ha fatto pensare al nuovo anno che sta arrivando, un contenitore dei nostri bisogni e delle nostre speranze che qualcuno dovrà pure, con buona volontà e quella responsabilità tanto richiamata, assemblare in un qualcosa di concreto e risolutivo.

Certo, un nuovo anno economico, che dunque non pesi troppo sulle nostre tasche, da montare e smontare facilmente secondo le nostre necessità farebbe assai comodo. Il problema è che anche Ikea sta al passo con i tempi e non è più il leggendario paradiso del fai-da-te dei prosperi tempi andati: aprendo il pacco potremmo scoprire che la pacchia di viti e bulloni del passato è terminata e avrai il tuo bel daffare a tappare tutti i buchi dello scarno progetto che hai in mano.

La satira ha sempre scherzato sul fatto che la mega catena di mobili sia invisa agli uomini, seppure a loro dire più tecnici, e adorata  dalle donne che si destreggiano con insospettabile abilità con metro e cacciavite. Peccato che la prima donna che ha messo le mani sul pacco “Valle d’Aosta” abbia perso mesi a leggere le istruzioni senza risultato, fino a lasciar scadere la garanzia! Non ci resta che sperare che l’ennesimo ribaltone abbia dato uno scossone ai vari pezzi in ballo trovando loro la giusta sistemazione.

E se i nomi astrusi dei prodotti Ikea sono un altro motivo di umorismo, che dire delle sempre più numerose indecifrabili sigle che appaiono sul nostro catalogo politico? Difficile capirci qualcosa e prendere sul serio la miriade d’idee che si uniscono e si scompongono al ritmo delle stagioni dei saldi, svendute al miglior offerente del reparto poltrone.

Qualcuno ha detto che il bello di un anno negativo è che dura solo un anno. Parole sante, ma temo che i valdostani non abbiano più la pazienza e le energie per sopportare altri dodici mesi d’incertezze, povertà e silenzi sui loro problemi.

Quindi, politici e politicanti rimboccatevi le maniche, per favore, aprite lo scatolone VdA e datevi da fare con tutti le parti da mettere al posto giusto.

Su, dai, ce la potete fare: basta seguire le poche istruzioni della buona politica.

Buon 2019!!

panta rey

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