Panta Rei | mercoledì 26 giugno 2019 06:48

Panta Rei | 24 dicembre 2018, 09:30

Italiani brava gente? Non offendiamo!

Italiani brava gente? Non offendiamo!

Già, perché siamo arrivati a un punto tale d’imbarbarimento sociale che essere giudicati  “buoni” è ritenuto un’ingiuria, quasi fosse un sinonimo di debolezza  e mancanza di carattere.

 

Non voglio parlare, per carità, del cosiddetto buonismo dalla ormai conclamata connotazione negativa, quasi un sinonimo d’ipocrisia, termine usato soprattutto in politica per indicare i moralisti confusi e chi cerca compromessi inconcludenti  per salvare, spesso, solo la propria posizione.

Mi riferisco proprio a quell’insieme di buoni sentimenti, fra cui la solidarietà, la tolleranza e la generosità, che oggi paiono inesorabilmente passati di moda, ma che sembravano far parte dello stereotipo ”italiano”, magari trafficone e astutamente opportunista, ma comunque sostanzialmente ospitale, socievole e, perché no, benevolo.

Dalle cronache quotidiane capiamo che i tempi sono cambiati, che rabbia e aggressività hanno soppiantato ragionevolezza e mitezza. Gli esempi sono drammaticamente infiniti: pestaggi motivati dalla noia ai danni di poveri indifesi, aggressioni razziste, risse a suon di coltellate, violenze e uccisioni quasi quotidiane, giovanissimi implicati in fattacci inconcepibili per la loro età. Prendiamo fuoco e reagiamo collericamente ad ogni più piccola sollecitazione, che senza indugio riteniamo un sopruso, poi forse ci pentiamo, spaventati più dalle possibili conseguenze per noi stessi che da ciò che abbiamo combinato.

Siccome in rete le sanzioni sono invece quasi inesistenti, ecco che lì ci scateniamo con le minacce e gli insulti più esagitati, vittime della sindrome del branco che ci fa sentire più forti e più furbi.  Essere razzisti è diventato quasi un pregio di cui vantarsi, essere litigiosi una necessaria autodifesa.

E’ evidente che la politica del cambiamento ha cambiato solo la nostra struttura mentale, creando ad arte paure e minacce nascoste per puntare sulla nostra inquietudine a scopo propagandistico ed elettorale. Ma che noi ci sia lasciati plasmare con tanta facilità, facendo nostri concetti  e pregiudizi che non ci appartenevano, o che addirittura combattevamo quali memoria dei tempi più bui della nostra storia, rinunciando di avere una nostra visione del mondo ed accettando supinamente quella che altri vogliono inculcarci, è cosa che mi riesce difficile capire ed accettare.

Forse peccavo d’ingenuità pensando, con Rousseau, che l’essere umano nascesse buono e che fosse la società a corromperlo: vista la facilità con cui questo è accaduto nel giro di così poco tempo, mi viene da pensare che un po’ di brutalità faccia parte del nostro patrimonio genetico e l‘abilità della nostra politica è stata quella di esaltarlo.

Che il Natale renda tutti più buoni è ormai solo uno slogan per i produttori di panettoni, ci stiamo augurando un buon Natale quasi vergognandoci della scemenza che stiamo dicendo. Non sarà un giorno di consumismo, abbuffate e ipocrisia perbenista a ridarci un po’ di umanità. Vogliamo almeno rifletterci?

Allora io lo dico lo stesso, con speranza e sincerità:  buon Natale a tutti!

panta rey

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