Panta Rei | venerdì 18 gennaio 2019 03:17

Panta Rei | sabato 08 dicembre 2018, 09:00

Giornali politica censure querele

Giornali politica censure querele

La polemica tra organi politici e giornalisti si fa sempre più infuocata. Con un governo che si dimostra insofferente con chi non si allinea o solo esprime dubbi  sul suo operato, è chiaro che fare il mestiere di informazione sta diventando problematico.

I social poi, anche su questo tema, fanno da cassa di risonanza ampliando la disputa oltre il limite della ragione con insulti e minacce, il più delle volte solo per emulazione e per l’effetto branco, ma non per questo meno violento. Persino la nostra piccola realtà, la nostra “isola felice” (??) non è esente dal fenomeno: il recente articolo di Aostacronaca che segnala il disagio dei collaboratori per le frequenti diffide che arrivano in redazione è sintomatico di una spiacevole intromissione della politica in questo importante settore della comunicazione.

Ed è stato quell’articolo che mi ha stimolato alla riflessione che sto facendo. Ritengo di essere una persona mediamente intelligente e quindi capace di valutare con la mia testa, nei limiti di un ragionevole buon senso, l’obiettività o meno di quello che mi viene proposto.

Quando poi l’argomento mi è sconosciuto o mi riesce difficile prendere una posizione, ecco che la cosiddetta libertà di stampa mi viene addirittura comoda. Cerco di leggere le notizie di più fonti diverse, ascolto differenti punti di vista e, a quel punto, ascoltando campane contrapposte cerco di decidere che cosa mi va bene e cosa mi disturba, facendo la mia scelta.

D'altronde è risaputo che molte testate hanno un loro orientamento ideologico, mica ne fanno mistero: perché farne oggetto di polemica o addirittura di lotta minacciosa? Se non ci piace quello che dicono non abbiamo che da ignorarle, come è sempre stato almeno nei paesi democratici e liberali. Perché tutto ad un tratto alcuni giornalisti devono sentirsi minacciati se esprimono le loro opinioni?

E’ giusto che sappiano rimanere entro i confini della deontologia, della correttezza e, soprattutto, della verità, ma non devono sentirsi limitati nell’espressione delle loro idee. Anche per il nostro bene, pensiamo a quanto sarebbe deleterio per la nostra crescita civile ricevere informazioni da un’unica prospettiva, per di più voluta da chi ci governa.

Ovvio che soprattutto a un politico possano dar fastidio critiche e repliche, specie se stai lavorando con l’occhio sempre puntato ai sondaggi,  ma arrivare al punto di  minacciare la chiusura di un giornale mi sembra alquanto provocatorio nonché allarmante.

Specie se la tua politica, la tua circonvenzione delle masse la fai prevalentemente tramite i social, perché cosi non hai contradditorio, sapendo benissimo di infiammare in questo modo solo quelli che ti seguono a occhi chiusi.

Detto ciò, grazie ad Aostacronaca perché accetta benevolmente le mie strampalate considerazioni, ma soprattutto mi auguro, ed auguro a tutte le persone civili e di buon senso, che riesca a continuare il suo lavoro. Buon futuro, Aostacronaca!

panta rey

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