ECONOMIA | domenica 16 dicembre 2018 14:55

ECONOMIA | sabato 24 novembre 2018, 09:30

PENSIONI: VEDREMO QUOTA 100?

PENSIONI: VEDREMO QUOTA 100?

Le pensione è nata come facoltativa nel 1898, ma è diventata obbligatoria nel 1919. In questi ultimi cento anni le vicende del nostro sistema pensionistico hanno avuto fortune alterne nel loro sistema di calcolo: dal contributivo iniziale al retributivo a metà degli anni '60, fino al sistema misto nel '95 per tornare al contributivo nel 2012. E anche l'età pensionabile ha avuto vicissitudini diverse, fino a giungere agli attuali 67 anni.

Ora il tema in discussione è dato da questa benedetta "quota 100" che consentirebbe di andare in pensione anticipata a chi con 62 anni di età potrà vantare 38 anni di contributi versati e accreditati. Già, ma con quale sistema di calcolo? L'operazione costa e le risorse messe a bilancio potrebbero non bastare, per non parlare del bilancio dell'INPS che potrebbe risentirne (rinunciando ai contributi di centinaia di migliaia di lavoratori attivi e addossandosi il pagamento di altrettante pensioni).

Se chi andrà in pensione con quota 100 potrà beneficiare dell'attuale sistema di calcolo (retributivo o misto retributivo/contributivo) si troverà con una pensione piena calcolata su 38 anni di contributi, anche se inferiore a quella che potrebbe avere se andasse in pensione a 67 anni con 43 di contributi, ma potrà beneficiare comunque di 5 anni in più di durata della sua pensione e senza dover versare ulteriori contributi.

Ma qui sta il punto. I soldi stanziati, a detta dei tecnici, non bastano. Ci sono, allora, alternative che consentano comunque l'utilizzo di una fuoruscita dal lavoro con quota 100, cioè a 62 anni? Il professor Brambilla, che è l'esperto della Lega di Salvini per le pensioni, ha qualche idea al riguardo.

Vediamole. Un'ipotesi è quella di prefigurare, per chi esce dal lavoro a 62 anni, e 38 di contributi, il calcolo della pensione col sistema tutto contributivo che, come è noto, è meno vantaggioso di quello retributivo o misto. Un altro paletto può essere dato dal prevedere di limitare l'efficacia dei contributi figurativi maturati nel corso del lavoro (es. per disoccupazione o cassa integrazione o altro)  fino ad un massimo di tre anni, facendo comunque salvi i periodi di servizio militare e di maternità.

Si ipotizza, inoltre, anche il ricorso a fondi di solidarietà come già avviene per l'Ape Social per i lavori usuranti. In conclusione con questi paletti si ridurrebbero i costi dell'operazione e forse anche il numero degli utilizzatori finali di questa forma di pensionamento anticipato. Forse questo potrebbe essere l'unico modo per rendere praticabile "quota 100".

romano dell'aquila

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