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Chez Nous | 20 novembre 2018, 09:00

Petite Patrie sotto schiaffo

Petite Patrie sotto schiaffo

E’ tempo di dire pane al pane e poltrona alla poltrona. La Petite Patrie non più stare sotto schiaffo da quattro poltronisti pronti a tutto pur di mantenere la sedia e la prebenda. In Valle d’Aosta ci sono circa quattromila famiglie in stato di povertà ma loro, soprattutto il PnV, pensano alle poltrone; non sanno come vivono tanti valdostani costretti a rivolgersi alla Caritas, fare affidamento sulla San Vincenzo o chiede un litro di latte per i bambini al Banco Alimentare.

Le forze politiche valdostane stanno perdendo tempo su una crisi che hanno fortemente voluto e alimentata dalle preclusioni personali e pilotata dai traditori elettorali.

Il PnV con il Mouv giura fedeltà alla Lega ma se Uv, Uvp, Alpe e Stella Alpina ad Antonio Fosson e Claudio Restano offrono due poltrone e qualcosa per il loro procuratore politico Leonardo La Torre allora potrebbero fare un cornetto alla Spelgatti.

La Petite Patrie è sotto schiaffo da quattro politichini assetati di potere. Da giugno la Valle è ostaggio di incapaci e poltronisti privi di umiltà e di amore per la Valle d’Aosta.

Certo pensare che il Presidente della Valle possa essere un condannato in attesa di assoluzione non è certo il massimo per credibilità istituzionale che possiamo dare all’esterno in un momento in cui la Valle è nel mirino del neocentralismo gialloverde. Meno credibili sono i politici che operano le lore scelte in funzione della poltrona.

La politica è l’arte della mediazione. In Valle d’Aosta la politica è il campo avanzato del ricatto politico finalizzato al potere personale. Nella base unionista mai passerà un’alleanza con il PnV che detta le condizioni sulle poltrone. Non è nemmeno detto che nell’Uv ingoino una nuova collaborazione con Emily Rini.

Mai è poi la base Uvp approverà un’alleanza con troppe poltrone al PnV e la stessa cosa vale per Alpe. Alpe, Uvp, Stella alpina e Uv ribadiscono la volontà di costruire un progetto solido, basato sulla condivisione di punti programmatici chiari, evitando di cedere a rivendicazioni che esulano dal confronto sui contenuti e che si limitano a soddisfare ambizioni ed esigenze personali. Ma fino ad oggi nessuno ha fatto sapere un punto programmatico. Al momento il confronto è sui rapporti di forza e sulle poltrone.

Hanno un bel dire che in mancanza di chiarezza e della serietà che il momento impone a tutti, le elezioni anticipate saranno l’unica via percorribile. Ma chi sarà il primo consigliere a firmare le dimissioni per trovarne altri 17 disposti a sciogliere il Consiglio Valle?.

A oggi non si vedono all’orizzonte soluzioni per una maggioranza solida e di progettualità. Katia Tarsconi all’Assemblea nazionale del Pd ha invitato tutti a ritirarsi. Si può dire la medesima cosa anche in Valle d’Aosta; ma per tutta la classe politica.

Papa Francesco ha scandito domenica dalla finestra di piazza San Pietro: "Il grido dei poveri diventa ogni giorno più forte, ma ogni giorno meno ascoltato, sovrastato dal frastuono di pochi ricchi, che sono sempre di meno e sempre più ricchi”. Un monito che vale anche per i nostri politichini che pensano alle poltrone e dimenticano le quattromila famiglie in stato di povertà.

PnV e compagnia cantando hanno un atteggiamento che nasce dalla scarsa volontà (o incapacità) di confrontare l’approccio teorico ai problemi con la concretezza dei fatti.

Nonostante il clamoroso fallimento politico della Giunta Spelgatti nessuno si rende conto dell'enorme distanza esistente tra la visione della realtà e la realtà effettiva; tra la Valle d’Aosta che raccontano e quella dei giovani sempre più precari, un mercato del lavoro sempre più difficile e senza certezze, di crescenti iniquità sociali. Eppure tutti tacciono: nessuno richiama nessuno alle proprie responsabilità. Urge un intervento di sua Eccellenza Monsignor Vescovo per ricordare il dovere dei cattolici e dei cristiani in politica.

Tutti alla vigilia delle elezioni erano convinti di vincere e di rafforzare la propria leadership. Anche per questo i movimenti autonomisti non si sono presentati alle elezioni in coalizione. Ma hanno sbagliato clamorosamente.

I valdostani sono stufi di questa politica autoreferenziale e poltronista. Smettetela di tenere la Petite Patrie sotto schiaffo.

piero.minuzzo@gmail.com

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