Panta Rei | martedì 19 marzo 2019 18:45

Panta Rei | 15 novembre 2018, 09:45

Lapsus politicus

Lapsus politicus

Vent’anni fa mancava Lucio Battisti, una vera icona della musica italiana. Alzi la mano chi, tra gli adolescenti o giovani adulti del suo periodo d’oro, non ha passato serate a cantare con gli amici le sue canzoni. Bastava un accenno canticchiato sottovoce e subito il coro partiva, ispirato da quelle melodie e parole che ci svelavano la nostra realtà alla luce di una sensibilità nuova e particolare.  I testi  li sapevamo tutti  rigorosamente a memoria.

Chissà perché, da qualche giorno, c’è una canzone in particolare del grande Lucio che mi gira nella testa, certamente la conoscete anche voi, cantatela con me:

“Il galletto chi-ri-chi, agitato in mezzo all’aula,

tra le sedie e le poltrone mi sfuggiva gaio.

Guardo lui e penso a te che già fremi perché sai

Che tra boschi e stelle alpine presto con me sarai.

C’era un cane un po’ barbone relegato a fondo scena,

mi ruggiva come un leone ma faceva pena.

Guardo lui e penso a me che prometto chissà che

mascherato da leone ma non faccio granché.

Sono io che scelgo te o sei tu che scegli me,

sembra quasi un gran problema ma il problema non c’è.

Gira gira la gran ruota , se la tasca non è vuota

ad ognuno la sua parte, saper fingere è un’arte.”

Ops, mi dicono che il testo non è proprio così, che ho preso qualche abbaglio. Eppure avrei giurato su queste parole, su questo puntare il dito con acume ed ironia sulle nostre incertezze e perplessità.

Sarà la memoria che fa cilecca o un … lapsus politicus?

Panta Rey

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