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Chez Nous | 10 novembre 2018, 12:20

Il piede sbagliato

Il piede sbagliato

Chi ha svolto il servizio di leva o chi ha assistito alle sfilate militari - fantastiche quelle degli Alpini e dei Bersaglieri – ricorda o ha notato che il passo di marcia inizia con il piede sinistro.

I plotoncini dei politichini valdostani per andare verso la nuova maggioranza regionale sono partiti con il piede destro. Inziare a marciare con il piede sbagliato obbliga a battere il passo per prendere il ritmo giusto. E non è certo questo il momento di battere il passo.

Tutti parlano di trasparenza, di porte aperte, di territorio, ma loro si ritirano per decidere la spartizioni delle poltrone nel chiuso delle stanze.

E bene ha fatto Fabio Gradi, segretario del PnV a dire “Restano non si dimetterà fino a quando non ci sarà un progetto ed un programma chiari e concreti. Siamo disponibili anche ad una maggioranza di 18 consiglieri, ma vogliamo certezze. Le avventure non ci interessano”.

Infatti, fino ad oggi cosa stiano facendo Alpe, Uvp e Uv per formare una nuova maggioranza non lo sa nessuno: forse nemmeno loro. Sicuramente sanno che vogliono spartirsi le sedie anche se l’assoluzione penale di Mauro Baccega e Augusto Rollandin ha rimescolato le carte e ha rotto il giochino che qualcuno credeva avere per le mani.

L’assoluzione ha azzerato il niente che fino ad oggi Uv, Uvp e Alpe avevano costruito per dare una svolta all’inadeguatezza della Giunta legista della Spelgatti.

Emili Riny, con una buona dose di coraggio ha tolto un paio di mesi fa il sostegno esterno alla Spegatti. Ma Uv, Uvp, Alpe, PnV e Stella alpina non sono stati in grado di cogliere la palla al balzo e sono prossimi all’autogoal.

Sono partiti con il piede destro, quello sbagliato. Batteranno il passo ed i valdostani continueranno ad affondare. Da quando si è creato il cartello di via Trottechien (Alpe, Uv, Uvp) mai si è sentita una proposta per la soluzione dei tanti problemi che attanagliano la Valle.

Il Casino era stato per tutti il cavallo di battaglia. Oggi che vogliono tornare a Governare la Valle non dicono come pensano di salvarlo. Le aziende chiudono e loro non ci dicono quale progetto di sviluppo immaginano per la Valle d’Aosta. La sanità valdostana, nonostante le eccellenze, sta scoppiando ma nessuno spiega il progetto per il rilancio. Le banche hanno chiuso i crediti alle imprese, ma nessuno dei nostri futuri speranzosi governati dice cosa pensa di fare. Fortunatamente c’è la Chambre che con il suo presidente Nicola Rosset è al lavoro per dare agli artigiani e alle piccole e medie imprese nuova liquidità.

L’elencazione dei problemi e dei dossier sul tavolo sarebbe ben più lungo di un rosario. Inutile proseguire; dai politichini che si fanno fotografare sorridenti - malgrado le lacrime che stanno versando tanti valdostani – di risposte né proposte giungono.

Prima trovano l’accordo sulle poltrone poi ciò che da fare si studierà. Ma saranno la brutta copia della Giunta Spelgatti-Aggravi che sta ancora studiando come far chiudere il casino. Una chiusura che farà perdere alla Valle d’Aosta 15 milioni all’anno utili mantenere aperte le micro comunità per gli anziani.

Prima di spartirsi le poltrone ci dicano:

Cosa e come sarà la Valle d’Aosta domani nel tempo del lavoro 4.0 lanciato da alcune associazioni;

Quali obiettivi di sviluppo, e come intendono raggiungerli, per  l’economia sostenibile con l’energia rinnovabile;

Quali politiche intendono praticare per l’innovazione senza lasciare indietro nessuno;

Come, con quali politiche e decisioni, pensano di affrontare la trasformazione lavorativa, occupazionale, ma anche abitativa, compresi gli spazi urbani.

Fino alle elezioni del 20 maggio si sentiva dire dai gaudenti politichini, compresi leghisti, M5S e Impegno Civico, che Il problema era la “vecchia politica” che non mollava. Ma con le carte in tavola si è scoperto che il problema non era la vecchia politica che non voleva mollare, ma la nuova che non c’è.

E chi pensa di essere la classe politica nuova ha persino sbagliato il passo di marcia. Non illudiamoci.

piero.minuzzo@gmail.com

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