ControCultura | martedì 20 novembre 2018 19:31

ControCultura | giovedì 08 novembre 2018, 09:30

SCENDIAMO DAL PIEDISTALLO

SCENDIAMO DAL PIEDISTALLO

Si dice che il compito di genitore non sia facile, io penso che le relazioni in generale comportino molte difficoltà. Una delle motivazioni alla base di questi problemi è il modo di percepire noi stessi: ci sentiamo più bravi degli altri, più saggi, più maturi...senza giri di parole ci sentiamo superiori.

Ovviamente immersi in questo modo di sentire, elargiamo consigli, facciamo prediche e a volte ci arrabbiamo perché gli altri non capiscono quello che per noi è evidente. Consideriamo ad esempio il ruolo di un genitore, seppure funzioni con qualsiasi altro tipo di relazione: nella migliore delle ipotesi un padre e una madre cercano di spiegare ai propri figli, come gestire le loro problematiche, pensando di non imporsi.

Dall’esterno è facile osservare gli errori altrui! Ed è altrettanto semplice per un genitore esortare i propri figli dicendo:“Sveglia ragazzo! Stai sbagliando, non vedi che così facendo subirai delle conseguenze poco piacevoli?”

Magari è la verità, ma spesso ci esprimiamo con tanta arroganza e tanta impazienza!

Oggi voglio raccontarvi l’approccio che Gesù ha utilizzato con due discepoli che, uscendo da Gerusalemme sconsolati e tristi, camminavano senza speranza sulla via che conduceva alla città di Emmaus. Gesù era morto sulla croce da soli tre giorni. Alcune donne erano andate al sepolcro, l’avevano trovato vuoto e due angeli avevano detto loro che Gesù era risuscitato e vivente. Tornate dal sepolcro avevano raccontato tutto ai discepoli che, increduli, non hanno dato peso alle loro parole. I due sulla via di Emmaus erano tra questi: eppure Gesù prima di morire aveva raccontato loro che sarebbe risuscitato!

Se io fossi stata nei panni di Gesù, penso che mi sarei avvicinata a loro molto arrabbiata: “Ma come? Perché siete qui tristi e sconsolati, non vi avevo detto che sarei risuscitato il terzo giorno? Guardate! Sono qui con voi in carne ed ossa! Sveglia!”

Invece Gesù cosa fa? Inizia a camminare con loro (al loro passo) e chiede loro la motivazione di tanto scoraggiamento (come se non la conoscesse!), inizia poi a spiegare le scritture da Mosé in avanti, permettendo loro di riflettere su tutti i passi che rivelavano la Sua resurrezione e, ormai arrivati ad Emmaus, accenna a proseguire da solo, ma loro lo invitano a cenare insieme. A tavola, mentre Gesù spezza il pane, i due discepoli finalmente lo riconoscono e Lui sparisce.

Quanta pazienza! Gesù non sbatte loro in faccia la verità, come avremmo fatto noi, dall’alto di dove pensiamo di trovarci!

Quanta empatia! Gesù non obbliga i due discepoli a velocizzare il loro passo per capire in fretta che Lui era lì con loro, ma si adegua al loro (Lui, il Maestro, l’Iddio vivente, l’Eterno!).

Quanto amore! Gesù non li obbliga a cenare insieme, ma aspetta il loro invito!

Penso che se riuscissimo a relazionarci così con i nostri figli, coniugi, nipoti e amici, tanti problemi svanirebbero.

Chi crediamo di essere? Non siamo meglio degli altri! Scendiamo dal piedistallo e imitiamo l’atteggiamento di Gesù, ne avremo tanto di guadagnato!

ceciliavestena@gmail.com

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