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LO STATO SOCIALE NEL VENTENNIO FASCISTA

LO STATO SOCIALE NEL VENTENNIO FASCISTA

Né "damnatio memoriae", né revisionismo storico, ma solo  guardare alla realtà così come si è venuta sviluppando in quegli anni. Scrive, infatti, Claudio Magris, scrittore triestino e professore universitario germanista, "c'è fascismo e fascismo, ci sono fascisti e fascisti. Gentile non è Farinacci, certe intelligenti misure prese dal regime al tempo della grande depressione del'29 non sono l'olio di ricino dato agli avversari politici o le teste spaccate dagli squadristi...".

Ed è proprio su "quelle intelligenti misure prese dal regime" che vorrei soffermarmi e in particolare sul versante sociale e previdenziale di quell'epoca. Ebbene, attraverso una analisi storica di quel periodo, sono rimasto sorpreso dalle numerose riforme introdotte nel sistema di protezione sociale tra le due guerre mondiali: dalla "vittoria mutilata" (espressione usata da D'Annunzio a proposito dei risultati negativi per l'Italia della Conferenza di pace di Versailles-Parigi) del 1918 alla liberazione dal nazifascismp del 1945.

E' del 1919 la legge che introduce l'assicurazione obbligatoria per la pensione di vecchiaia e invalidità per gli operai dell'industria e, sempre nel 1919, arriva l'assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione involontaria. Del 1923 è la legge che fissa in otto ore la durata del lavoro giornaliero. Nel 1924 si registra la nascita dell'assicurazione contro la tubercolosi, mentre nel 1933 arriva l'assicurazione obbligatoria per la pensione dei lavoratori dipendenti dell'agricoltura.

Sempre nel '33 l'INPS aggiunge la parola "fascista" alla sua denominazione, mentre tutta la materia sulla infortunistica e le malattie professionali è affidata al nuovo ente assicurativo INAIL. Nel 1935 si riconosce, ma solo alle vedove, la pensione di reversibilità e nello stesso anno c'è la riforma dell'intero sistema della previdenza sociale che fissa anche l'età della pensione di vecchiaia a 60 anni per gli uomini e a 55 anni per le donne. Nel '37  è la volta della istituzione della Cassa Unica per gli Assegni Familiari (CUAF) e nel 1941 arriva la Cassa Integrazione Guadagni (CIG), detta anche "disoccupazione tecnica".

Nel 1943, infine, tutte le Casse Mutue di malattia sono unificate nell'INAM, precursore dell'attuale Servizio Sanitario nazionale. Questi sono i fatti. Certo, questa legislazione si sviluppa ed è incentivata in un periodo fatto anche di profonde lotte sociali,operaie e contadine (l'occupazione delle fabbriche negli anni 20, l'esperienza de "L'Ordine Nuovo" di Gramsci a Torino e la nascita nel '21 del Partito Comunista d'Italia), ma vi si può leggere anche la ricerca, da parte del regime, di una sorta di pacificazione degli animi dopo gli assalti a Camere del Lavoro, a Case del popolo e a sedi delle Società di mutuo soccorso operaio.

E, sicuramente, questo primo delinearsi di un modello di Stato Sociale non è sufficiente a far dimenticare un regime dittatoriale violento e liberticida, che raggiunse il suo culmine, complice anche Casa Savoia, con l'abominevole approvazione delle leggi razziali del '38 e con l'entrata nel '40 in una guerra disastrosa per tutti, vincitori e vinti.                          

Romano Dell'Aquila

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