AGRICOLTURA | giovedì 13 dicembre 2018 12:56

AGRICOLTURA | mercoledì 31 ottobre 2018, 12:00

Le Consorteria contrastano lo spopolamento della montagna

Il futuro delle Consorterie e dei beni comuni valdostani ha suscitato l’interesse di un vasto pubblico. Numerosa e qualificata la presenza alla Conferenza pubblica del Prof. Pietro Nervi dell’Università di Trento, tenutasi venerdì scorso ad Aosta

Le Consorteria contrastano lo spopolamento della montagna

Grande partecipazione all’incontro del 26 ottobre 2018 promosso da ABC con il sostegno del Collegio interprovinciale degli agrotecnici e degli agrotecnici laureati di Torino e Aosta e con il patrocinio della Regione autonoma Valle d’Aosta, Assessorato Agricoltura e Ambiente.

Alla conferenza ha assistito un pubblico qualificato fra cui, oltre all’Assessore regionale all’Agricoltura e Ambiente Elso Gerandin, numerosi consiglieri regionali, sindaci, professionisti e presidenti o amministratori di consorterie. Nel suo indirizzo di benvenuto, la Presidente Sylvie Chaussod ha ricordato la grande esperienza dell’ospite venuto appositamente da Trento, il Prof. Pietro Nervi, Presidente del Centro Studi e Documentazione sui Demani civici e le Proprietà collettive dell’Università degli Studi di Trento, la cui carriera lo ha portato ad occuparsi di centinaia di casi diversi di domini collettivi nonché il suo ruolo nella preparazione e nella discussione della recente legge sui domini collettivi.

Introducendo a sua volta il tema, il Prof. Roberto Louvin ha ricordato i tratti storici distintivi delle consorterie valdostane, sottolineando l’importanza per la Regione Valle d’Aosta di disporre di una competenza primaria (ossia esclusiva) su consorterie e usi civici. La legge n. 14 del 1973 ha avuto un valore prevalentemente ‘conservativo’, ma ha anche in un certo senso ‘ingessato’ la proprietà collettiva, puntando a fare delle consorterie degli enti di natura pubblicistica.

A 55 anni di distanza, il bilancio di questa legge è solo parzialmente positivo ed emergono significative criticità. Alcune di esse sono legate alle cause naturali di un declino della montagna che oggi però si è fermato: il calo demografico, l’invecchiamento della popolazione montana, la perdita d’interesse economico per alcune attività, con conseguente abbandono, cambiamento funzionale d’uso e privatizzazione surrettizia dei beni collettivi (latterie turnarie, edifici scolastici, forni frazionali, mulini…), l’indebolimento delle forme tradizionali di conduzione comunitari, la perdita di memoria storica, di documentazione, di consuetudine nella partecipazione collettiva alla gestione e quindi anche la scomparsa di una specifica cultura giuridica di operatori del diritto, diffusone degli affitti di alpeggi ed emergere di nuove attività connesse o concorrenti (protezione ambientale, turismo e loisirs, sfruttamento idroelettrico) rispetto all’originaria vocazione agro-silvo-pastorale.

L’introduzione si è poi soffermata sui problemi legati all’attuazione della L.R. 14/1973: il ritardo e l’incompletezza delle procedure di riconoscimento, la rigidità della natura pubblicistica (per la gestione amministrativo-contabile, i controlli, la pubblicità legale, le procedure di aggiudicazione), il peso condizionante delle scelte degli attori pubblici (Regione e UE) sull’economia e la gestione dei beni comuni (erogazione di contributi e servizi, sostituzione nella funzione di pianificazione forestale), la confusione sulla natura giuridica delle consorterie libere e le connesse incertezze catastali, l’incompletezza documentale e archivistica regionale e comunale, le condizionalità per l’accesso a contribuzioni pubbliche e la concorrenza dello strumento consortile (consorzi di miglioramento fondiario) nelle opere sul territorio.

Per questo, ha concluso Louvin, la L. 20 novembre 2017, n. 168, Norme in materia di domini collettivi, è oggi un’occasione inattesa e l’inizio di una ‘rivoluzione’ che mette la proprietà collettiva a fianco della proprietà privata e della proprietà pubblica. Nel suo atteso intervento, il Prof. Pietro Nervi ha ricordato come alcuni principi della nuova legge fossero già parzialmente contenuti in passato nelle leggi sula montagna, come la L. legge n. 97 del 1994 sulla montagna, ma come tali principi non siano stati recepiti nell’ordinamento regionale. Occorreva perciò un intervento liberatore che è oggi arrivato grazie alla L. n. 168 del 2017 che riconosce i domini collettivi come ordinamento giuridico primario delle comunità originarie direttamente soggetto alle norme costituzionali: un ordinamento giuridico primario che pre-esiste allo Stato che, come per la Chiesa cattolica, si limita a riconoscerne l’esistenza e deve favorirne la vita e lo sviluppo.

Si tratta di enti che possono prendere i nomi più svariati – Comunioni Familiari Montane, Comunali, Consorzi di Utenti, Università agrarie, Beni sociali, Vicinie, Regole, Comunelle, Partecipanze agrarie, Società di antichi originari, Jus, Consorterie, Ademprivi, ASUC, ASBUC, Frazioni ecc… – ma che hanno in comune di essere forma di quella antichissima relazione che lega l’intera comunità (e non il singolo) alla terra. Il regime giuridico speciale di queste terre, che si concreta nell’inalienabilità, nell’indivisibilità, nell’inusucapibilità, nella perpetua destinazione agro-silvo-pastorale e nella sottoposizione a vincolo paesaggistico, indica che pur essendo libere nella loro organizzazione, queste comunità sono titolari di beni che hanno in pratica una ‘finalità pubblicistica’.

Il professor Nervi si è poi soffermato su profili gestionali di questi patrimoni, introducendo una distinzione fra la loro amministrazione soggettiva ed oggettiva e, nel rispondere alle numerose domande del pubblico (tra gli altri il Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Aosta Adriano Consol, il Presidente della Consorteria Antagnod di Ayas, Dott. Silvio Rollandin, il Dott. Damien Charrance a nome del Collegio degli agrotecnici e degli agrotecnici laureati di Torino e Aosta e il Dott. Alessandro Rota, Dirigente della struttura Politiche regionali di sviluppo rurale dell’Assessorato Agricoltura e ambiente), ha messo in luce le grandi potenzialità di questi soggetti collettivi che già oggi, in diversi contesti, sono riusciti ad assolvere scopi non puramente gestionali delle terre, ma di sostegno alle comunità e ai loro bisogni.

Riferendosi alle future leggi regionali, Nervi ha espresso l’auspicio che esse non introducano nuovi limiti, ma si limitino a ‘fare la lista’ di questi soggetti, riconoscendone le potenzialità che oggi, dando diretta applicazione alla Costituzione, la nuova legge riconosce loro.

red. cro.

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