Il rosso e il nero | domenica 16 dicembre 2018 14:56

Il rosso e il nero | giovedì 25 ottobre 2018, 09:27

ELITE O CASTA?

ELITE O CASTA?

La nostra classe dirigente, nazionale o regionale che sia, si può considerare una èlite o una casta?

Il dibattito politico odierno, a mio parere, rischia di fare confusione tra i due termini che spesso vengono considerati simili e intercambiabili, mentre a ben vedere possono essere considerati antitetici. Quando si parla di èlite (dal latino "eligere", cioè scegliere) si intende far riferimento ad un processo di selezione in base al merito. Il termine casta si fonda, invece, su una sorta di cooptazione dall'alto che nulla ha a che vedere con il merito, anzi spesso lo umilia.

E quindi torniamo alla nostra domanda di partenza: la nostra classe dirigente è una èlite fondata sul merito e sulla competenza o una casta basata su una sorta di chiamata dall'alto magari per gli amici degli amici? Qualcuno si spinge ad affermare, come conseguenza logica della distinzione, che alla base della èlite c'è il talento, mentre alla base della casta c'è la mediocrità.

Senza arrivare a questi estremi, credo che comunque il problema riguardi non solo i partiti, ma anche il campo degli affari, delle banche, per non parlare poi della Pubblica Amministrazione. In quest'ultimo settore lo sbarramento alle mire di una casta dovrebbe essere assicurato dall'articolo 97 della Costituzione, che impone il pubblico concorso per le assunzioni, ma si sa come vanno spesso le cose, per non parlare di quell'ambiguo strumento chiamato "spoil system" che consente alla casta di scegliersi i dirigenti ai posti più ambiti senza una seria selezione.

Nella politica in senso stretto i pro-casta potrebbero obiettare che la classe dirigente è, in buona sostanza, eletta grazie a meccanismi elettorali. Ma come vengono scelti i candidati nelle liste e il sistema delle preferenze e dei "cartelli" conseguenti è compatibile con una scelta per merito e competenza? E qui entra in gioco il concetto di democrazia che a sua volta presenta dei rischi quando degenera  nel governo di una casta. Gli antichi  Greci suggerivano l'antidoto della "epistocrazia", cioè una "democrazia guardiana", una sorta di Governo di saggi.

Non credo sia molto praticabile al giorno d'oggi, ma si tratta, quanto meno, di evitare nei limiti del possibile di essere governati da incompetenti. Potrebbe essere un consiglio gratuito per la "politique politicienne" nostrana, ancora alla ricerca di una quadra per rendere governabile la Regione.

Romano Dell'Aquila

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