Chez Nous | giovedì 18 ottobre 2018 20:44

Chez Nous | giovedì 11 ottobre 2018, 09:30

La delibera di Cartapesta

La delibera di Cartapesta

Di cartapesta si conoscono le marionette e le caricature del carri allegorici che sfilano nei vari carnevali in gioro per l'Itallia. In Valle d'Aosta di cartapesta sono le delibere.

Infatti sul casino pende una delibera di cartapesta, quella che la Giunta non ha mai approvato ma che nei fatti viene reiterata puntualmente negli atti del casino. La non delibera in oggetto è un documento paravento che potrebbe avere un preciso fine, eliminare il casino dalla carta geografica della Valle d’Aosta e punire i lavoratori della casa da gioco, privilegiati certamente, ma in questo momento carne da cannone per le diatribe politiche regionali, Campione docet, o forse Campione è il primo caso di un progetto più grande coordinato dal Ministero degli Interni per la creazione di un’unica società per la gestione dei casino italiani, se gli Enti di riferimento non sono in grado di gestirli allora ci penserà lo Stato, chi vivrà capirà.

Leggendo però quanto deciso è facile capire il percorso che ormai da mesi l’assessore Aggravi e parte della Giunta percorreranno, innanzi tutto la scelta della compagine amministrativa è più da liquidazione che di sviluppo, nessuno dei tre si può dire sia un capitano d’industria, più che altro liquidatori e burocrati, si è confusa la consulenza in materia di crisi d’azienda con la gestione dell’impresa, anche in crisi.

Poi l’incarico dato al Cda di predisporre un nuovo bilancio (il bilancio predisposto non può cambiare nei numeri, al massimo cambiano le prospettive di continuità) una volta concretizzata la procedura di aiuto al salvataggio di aziende in difficoltà da notificare alla Comunità Europea: quando si avrà una risposta probabilmente il casino sarà già chiuso.

Pertanto tutto è già stato scritto: nel giro di poco tempo il Cda stabilirà che non è possibile procedere con l’approvazione del bilancio e quindi, essendo esperti solo di questo (se uno va dal becchino non è che si può aspettare altro), chiederanno di attivare, come previsto dall’Assessore con la sua delibera di Cartapesta, le procedure più idonee previste dalla legge, che sono quelle fallimentari, anche in continuità.

In questa maniera l’assessore raggiunge due obiettivi: mano libera sui lavoratori, i loro stipendi e posti di lavoro e colpevolizzazione dei politici che negli ultimi anni hanno gestito il casino, inducendo magari la Corte dei Conti a decidere ulteriori azioni i cui esiti si avranno fra anni. Quello che lascia stupiti è l’assordante silenzio dei sindacati e della politica, sembra che di colpo tutto vada bene, i problemi sono altri, parliamo di CVA, aeroporti e di variazioni al bilancio, argomenti importanti certamente, ma ci si chiede che fine hanno fatto le idee di chi voleva evitare questa deriva. Certo il cadreghino è importante, andando avanti così si andava alle elezioni, ora la strategia di sfiancamento è un’altra e il casino può anche fallire.

Ma in tutto questo ci sono ora dei rischi enormi, innanzi tutto l’azienda va gestita, un periodo così prolungato di stallo non può che consolidare un peggioramento degli andamenti e quindi gli interventi nella mente di chi oggi gestisce la Regione potrebbero essere tardivi e inutili, oltre al fatto che quando si gestiscono procedure di legge e percorsi complessi come quelli che potrebbero essere adottati non si sa mai cosa può succedere, come reagiranno i creditori, i lavoratori che saranno massacrati e anche il Tribunale che, in questi anni, ha sempre riservato un interesse particolare, indotto dalla politica, rispetto alla casa da gioco.

Inoltre ci sono delle variabili nuove e non forse previste fin dall’inizio, Di Matteo oltre a vendere cara la pelle, ha già tramesso alla Procura tutta una serie di notizie e documenti che oggi dicono poco e allo stato attuale non possono rappresentare notizia di reato (per il momento modello 45’), però in caso di default dell’azienda i rapporti tra l’azienda e il socio, le risoluzioni non rispettate e le delibere non votate, potrebbero avere un peso molto diverso ed essere letti con un occhio differente, soprattutto se dovesse emergere che il percorso era già stato stabilito mesi orsono, se il comportamento tenuto da una delle due parti che emergerà dagli atti era cosciente ed ha aggravato la situazione invece che tutelare i creditori, ma soprattutto se non finanziare il casino come da legge sia stata una conseguenza ineluttabile della situazione oppure una scelta dettata da motivi politici.

Tutto ciò potrebbe far saltare letteralmente il banco, e proprio per questo l’Assessore Aggravi, molto probabilmente, ha da parte sua già portato le proprie controdeduzioni agli inquirenti, tutti forse non si sono resi conto presi dalle tensioni politiche che queste cose ai creditori, alle banche e ai lavoratori interessano molto, o almeno, interesserebbe loro sapere realmente quali siano le intenzioni, se i finanziamenti previsti sui quali anche loro avevano fatto affidamento un anno orsono arriveranno oppure no e perché, tant’è che le dichiarazioni delle ultime ore di Aggravi sembrano voler tranquillizzare tutti, ma in caso di patatrac ormai è tardi.

Un fatto è certo: la delibera di Cartapesta potrebbe diventare una bomba ad orologeria pronta ad esplodere nelle mani di chi l’ha costruita e maneggiata.

piero.minuzzo@gmail.com

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