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FEDE E RELIGIONI | venerdì 14 settembre 2018, 09:30

PAPA: Più attenzione alla formazione dei preti

PAPA: Più attenzione alla formazione dei preti

«Una particolare attenzione al clero e ai seminari» è stata raccomandata dal Papa ai presuli di recente nomina che partecipano a un corso promosso dalle Congregazioni per i vescovi e per le Chiese orientali.Ricevendoli in udienza nella mattina di giovedì 13 settembre, nella Sala del Concistoro, il Pontefice ha parlato con toni preoccupati della «voragine spirituale che, in non pochi casi, ha permesso scandalose debolezze» e ha esortato a rispondere a questa sfida anche attraverso l’aggiornamento dei «processi di selezione, accompagnamento, valutazione» dei candidati al sacerdozio.

«Ognuno di noi — ha esortato — deve umilmente entrare nel profondo di sé e domandarsi che cosa può fare per rendere più santo il volto della Chiesa». E proprio la santità è stata indicata da Francesco come il «compito più urgente» del pastore. «Una santità piccina — ha spiegato — che si nutre dell’abbandono nelle sue mani come un bimbo svezzato»; ma anche «una santità consapevole che nulla di più efficace, più grande, più prezioso, più necessario potete offrire al mondo della paternità che è in voi».

Da qui l’invito a non spaventarsi «davanti alle ferite della carne di Cristo, sempre inferte dal peccato e non di rado dai figli della Chiesa», e a non lasciarsi «tentare da racconti di catastrofi o profezie di sciagure, perché quello che conta veramente è perseverare impedendo che si raffreddi l’amore e tenere alto e levato il capo verso il Signore, perché la Chiesa non è nostra, è di Dio». Per essere santi, in definitiva, «non serve la contabilità delle nostre virtù, né un programma di ascesi, una palestra di sforzi personali o una dieta che si rinnova da un lunedì all’altro».

La vera sorgente sta invece nella «grazia di accostarci alla gioia del Vangelo e lasciare che sia questa a invadere la nostra vita, in modo tale che non si potrà più vivere diversamente». Perciò «non serve puntare solo il dito sugli altri, fabbricare capri espiatori, stracciarsi le vesti, scavare nella debolezza altrui», ma è necessario «lavorare insieme e in comunione, certi che l’autentica santità è quella che Dio compie in noi, quando docili al suo Spirito ritorniamo alla gioia semplice del Vangelo».

E della «bellezza di sentirci amati da Dio» e «di sentirci di amare in nome di Dio» il Papa aveva parlato poco prima ricevendo in udienza i partecipanti a un convegno sulla «teologia della tenerezza».

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