INTEGRAZIONE E SOLIDARIETÀ | giovedì 19 luglio 2018 09:45

INTEGRAZIONE E SOLIDARIETÀ | mercoledì 11 luglio 2018, 15:22

Otto valdostani su cento pensano di rinunciare alle vacanze per assistere congiunto

Per oltre un valdostano su due (54%) la soluzione migliore è rivolgersi a un servizio di assistenza domiciliare con personale esperto, il 46% si affiderebbe a un altro parente in grado di sostituirlo e un ulteriore 23% a un’associazione di volontariato o a una struttura ad hoc.

Sono milioni in tutta Italia, da nord a sud. Assistono un proprio familiare – come un figlio, un genitore, un coniuge – disabile, malato, comunque non autosufficiente. Un’attività molto faticosa quella dei cosiddetti caregiver, che si svolge all’interno delle mura domestiche per molte ore ogni giorno o addirittura a tempo pieno. Cercando un equilibrio che spesso diventa impossibile con il resto della famiglia, il lavoro, gli impegni quotidiani. E che obbliga a una vita di rinunce, difficoltà e sacrifici.

L’arrivo dell’estate, però, è anche per i caregiver il momento di prendersi finalmente una pausa: così la pensa la stragrande maggioranza dei valdostani, secondo i quali un po’ di riposo è fondamentale per recuperare le forze e riprendere al meglio, al rientro, l’attività. Solo l’8% infatti pensa che nemmeno in questo momento dell’anno ci si possa concedere un, pur breve, periodo di vacanza.

È quanto emerge dall’ultima ricerca dell’Osservatorio di Reale Mutua sul welfare.

Ma come organizzare la pausa senza ridurre le cure del proprio caro?

Per oltre un valdostano su due (54%) la soluzione migliore è rivolgersi a un servizio di assistenza domiciliare con personale esperto, il 46% si affiderebbe a un altro parente in grado di sostituirlo e un ulteriore 23% a un’associazione di volontariato o a una struttura ad hoc.

Assistere con continuità un familiare in stato di bisogno può essere infatti un compito molto gravoso, che condiziona la vita del caregiver in molteplici aspetti: secondo gli intervistati, i principali contraccolpi sono sulla sfera personale e lavorativa (65%), con rinunce alla carriera ma anche agli svaghi e al tempo libero.

A preoccupare sono però anche gli effetti psicologici (62%), che possono manifestarsi con stati di ansia, depressione o persino senso di colpa, le ricadute economiche (58%) per i costi legati all’assistenza e gli effetti sulla salute stessa di chi assiste (42%).

Le difficoltà aumentano, poi, se il caregiver non dispone di risorse economiche sufficienti (62%), deve far fronte ai compiti di cura da solo (42%) o abita lontano dalla cerchia familiare (38%).

Ma non solo: dedicarsi anima e corpo a questa attività porta spesso a mettere in secondo piano le proprie esigenze, fino ad adottare comportamenti errati e pericolosi. Secondo i valdostani, fra i principali rischi c’è quello di non chiedere aiuto e pensare di poter fare da solo (54%), addossandosi in toto i compiti di cura, ma anche quello di annullare le relazioni sociali (54%), i rapporti con gli altri membri della famiglia (42%) e lasciarsi assorbire al punto da trascurare la propria salute (35%), rimandando o addirittura non sottoponendosi a visite ed esami medici.

Che cosa può aiutare allora il caregiver nella sua attività?

Al primo posto, dicono gli abitanti della Valle d’Aosta, forme di conciliazione vita-lavoro (62%), che permettano un’organizzazione più flessibile degli orari e un sostegno psicologico (58%). Importante sarebbe inoltre poter delegare a terzi alcune attività quotidiane, come la spesa (46%), ottenere misure di sostegno economico (42%), ricevere informazioni sulla patologia in questione (38%) e conoscere le diverse soluzioni di assistenza disponibili per il caregiver stesso (27%). Un ulteriore 4% ritiene utili i servizi di telemedicina, con cui è possibile monitorare e inviare a distanza i parametri vitali dell’assistito.

“Il tema della non autosufficienza ricopre un ruolo centrale nell’ambito del welfare in Italia. Occorre però sapere che, accanto alle persone che soffrono di queste gravi problematiche, molte volte sono i familiari stessi a far fronte direttamente ai compiti di cura, dedicando tempo e risorse all’assistenza dei loro cari. Proprio questo è il tema che abbiamo voluto affrontare con il nostro Osservatorio, portando alla luce le percezioni degli italiani rispetto a un fenomeno di forte attualità.” Commenta Marco Mazzucco, Direttore Distribuzione Marketing e Brand di Gruppo – “Come Reale Mutua, siamo molto sensibili a questo tema e offriamo soluzioni domiciliari che permettono di migliorare sia l’assistenza e la cura dei pazienti sia la quotidianità di chi sta loro vicino, anche attraverso soluzioni tecnologiche”.

red. san.

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