ATTUALITÀ POLITICA | giovedì 21 giugno 2018 23:47

ATTUALITÀ POLITICA | mercoledì 13 giugno 2018, 05:00

Fate presto

E' quasi mezzo secolo che vivo in Valle d'Aosta. Vi sono arrivato un po’ per disperazione. Cercavo una terra libera dagli intrighi del burocratismo che umiliava il merito nella pubblica amministrazione. Coltivavo (e coltivo) interessi sociali con particolare riferimento alla difesa dei più deboli, di coloro che rivendicano solo la dignità di vivere decentemente.

La Valle d'Aosta mi sembrava la terra promessa. Una autonomia ed una autodeterminazione conquistate con la Resistenza antifascista e con le lotte di un popolo che aspirava ad un futuro migliore per  i propri figli. E la Valle, così l'ho trovata agli inizi degli anni '70, rispondeva a quei canoni.

Intere generazioni di calabresi vi si erano trasferite, assimilando valori e principi di convivenza pacifica, al punto da praticare, in alcuni territori, anche l'uso del "patois", uno degli elementi distintivi del particolarismo valdostano. Ma la Valle ha assimilato, col tempo, anche i difetti di prassi, di pratiche proprie del restante territorio nazionale. Così, con l'andare del tempo, ha perso la sua verginità originaria.

L'Autonomia è stata usata anche per interessi particolari e individuali, per un potere finalizzato solo al potere, senza alcun riguardo agli interessi della collettività e con una legge elettorale che, nonostante alcune recenti modifiche, è lo specchio di una realtà che rischia di diventare marcia dalle fondamenta.

Il voto di scambio, grazie anche al sistema delle tre preferenze e a mandati senza limiti temporali, è stato eretto a sistema con tutto ciò che ne consegue. Basta dare uno sguardo alle vicende politiche di questi giorni. Si assiste ad una frantumazione e polverizzazione delle rappresentanze elettorali; nessuno vuole rinunciare alle posizioni di potere acquisite, si registrano veti incrociati senza alcun riferimento al bene comune.

Ognuno marca il proprio territorio come quegli animali che vi orinano sopra per evitare che altri ne occupino lo spazio. Invece è il tempo di tornare ai valori originari e costitutivi dell'Autonomia, che va rivisitata e adeguata ai nuovi tempi. Bisogna fare presto perché non c'è altro tempo da perdere. E le forze sinceramente autonomiste hanno il dovere di farvi fronte.

Quali saranno le conseguenze di una eventuale flat tax sulle entrate del bilancio regionale, come risollevare il settore dell'edilizia e dei suoi posti di lavoro, come ripensare un sistema di trasporti moderni, come rilanciare un'agricoltura nelle sue molteplici articolazioni e la cultura ed il bilinguismo un po’ abbandonato a se stesso e le opere pubbliche e il turismo e un diversa politica per le imprese locali?

Alcuni deboli segnali provengono da forze autonomiste che finalmente riscoprono l'importanza di una "réunion" e di una "renaissance". Ma il tempo a disposizione è quasi esaurito. Fate presto!

 

Romano dell'Aquila

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