Zona Franca | domenica 18 novembre 2018 12:03

Zona Franca | martedì 13 febbraio 2018, 14:51

L'OPINIONE DI CELESIA E CHADEL: MONDO AGRICOLO MISCONOSCIUTO

L'OPINIONE DI CELESIA E CHADEL: MONDO AGRICOLO MISCONOSCIUTO

Gentile sig. Rossin, non possiamo ignorare l’articolo pubblicato su “valledaostaglocal” indirizzato al mondo agricolo ed in particolare agli allevatori valdostani, soprattutto perché ci rendiamo conto che molte persone possono condividere il pensiero esposto, ma siamo fermamente convinti che lo stesso nasca dalla mancata conoscenza della nostra attività e dell’impatto che la stessa ha sul territorio.

Per questo ci teniamo a rispondere, nel tentativo di fornire un’informazione corretta e avvicinare le persone alla nostra realtà Capiamo che cosa intende quando parla di assistenzialismo. Ci sono stati anni, decenni, in cui in Valle d’Aosta le risorse non sono state utilizzate in maniera da creare uno sviluppo a medio-lungo termine, ma probabilmente sono state “sperperate” senza una strategia condivisa e mirata all’interesse della collettività e senza puntare sulla creazione e diffusione di competenze.

Questo però ha riguardato tutti i settori della vita, certamente compreso il nostro, e creato molti problemi, ma qui non si tratta di questo. I contributi di cui si parla arrivano dall’Unione Europea nell’ambito del Programma di Sviluppo Rurale, il principale strumento di programmazione e di finanziamento del sistema agricolo ed agroalimentare, e vengono percepiti anche dagli agricoltori e allevatori delle altre regioni italiane, dove però i ritardi e i problemi di avanzamento del programma stesso non sono assolutamente paragonabili alla ormai grave situazione valdostana.

Come saprà, peraltro, l’Unione Europea finanzia in maniera strutturale anche altri settori ritenuti importanti in termini di sviluppo socioeconomico e non soltanto quello agricolo. Rimanendo nel nostro ambito i fondi sono necessari per salvaguardare, mantenere e valorizzare il territorio e ciò avviene per la maggior parte attraverso l’attività delle nostre aziende, che sottoscrivono un impegno nei confronti della pubblica amministrazione che consiste in numerosi adempimenti che riguardano le modalità di svolgimento del nostro lavoro (benessere animale, tutela della razza autoctona, limitato sfruttamento del territorio e controllo dell’impatto ambientale).

Tali adempimenti garantiscono la tutela del nostro territorio, ma rappresentano di fatto delle limitazioni per le nostre imprese impedendoci di fatto di confrontarci con il mercato globale. I contributi coprono i costi produttivi legati alla morfologia del territorio (le zone montane sono considerate zone svantaggiate dal punto di vista della produzione agricola) e permettono la sopravvivenza alle aziende che hanno un ruolo importante nella manutenzione del territorio da diversi punti di vista: quello della sicurezza (mantenimento dei ruscelli che riducono eventi franosi, riduzione carico incendi), e quello turistico (cura del paesaggio attraverso l’irrigazione dei prati, il pascolo e lo sfalcio e la produzione di prodotti DOP).

Noi abbiamo mantenuto tutti gli impegni sottoscritti, ma siamo ancora in attesa di ciò che ci spetta per gli anni 2015, 2016, 2017. Vorremmo inoltre ricordare che la mancata erogazione dei fondi già stanziati dall’UE determina una restituzione e questo rappresenta senz’altro una perdita per tutto il sistema economico valdostano. Gli agricoltori hanno bisogno di conoscere le condizioni nelle quali operano per cui ciò che chiediamo è che la parte politica chiarisca come intende procedere.

Qualora si ritenesse inutile o insostenibile il nostro lavoro, cambiassero le priorità oppure si volesse avviare una trasformazione del settore, gli agricoltori necessitano di impostare il proprio lavoro in maniera diversa e competitiva rispetto al mercato. Infine, nella sua attività lei vanta la presenza di eccellenze del territorio e pensiamo si riferisca proprio ai prodotti del nostro lavoro, ma sembra proprio che lei ignori come e in quali condizioni avvenga la filiera produttiva.

Per questo invitiamo lei e tutti coloro che ne abbiano la curiosità a conoscere da vicino la nostra attività e il nostro lavoro. Per noi sarà un piacere condividere con voi quella che è un’autentica vocazione.

Per il Mouvement Montagne il presidente Michel Celesia e per l'AREV il presidente Jean Paul Chadel

Grazie per l’attenzione signori Celesia e Chadel e grazie per aver confermato nella lunga lettera quanto da me riassunto in una decina di righe. Mo.Ro.

Ti potrebbero interessare anche:
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore