Panta Rei | venerdì 20 luglio 2018 16:40

Panta Rei | venerdì 26 gennaio 2018, 09:30

L’anno che vorrei

Seconda parte dell'Anno che vorrei. Per la prima parte cliccare qui

Luglio, iniziano le vacanze! Tanti sono pronti a partire, tanti (speriamo) sono pronti ad arrivare. Vorrei che il vergognoso biglietto da visita con il quale la Valle si affaccia al mondo esterno, l’autostrada più cara d’Italia, fosse almeno quello che dovrebbe essere, scorrevole e sicura. Basta con i cantieri che ogni estate spuntano ad ogni piè sospinto su questa strada già abbastanza denigrata.

Agosto, quante stelle cadenti vorrei! Nella notte di San Lorenzo, col naso all’in su, possiamo sfogarci a chiedere l’impensabile, tanto ad aspettare ed illuderci che le cose cambino in meglio siamo esercitati. Chissà che non sia la volta buona, che qualche buona stellina non ascolti qualcuno di noi!

Settembre, riaprono le scuole. Vorrei che la scuola trovasse la sua dimensione educativa, ancorché didattica. Abbiamo bisogno che assessori, ex assessori e futuri assessori, anziché litigare su chi ha fatto o farà meglio, siano concordi sulla necessità che dalla scuola escano individui formati, non esseri svogliati, viziati e ignoranti.

Ottobre, torna l’ora solare, recuperiamo l’ora di sonno persa in primavera. A ben pensarci è l’unica certezza che abbiamo che ci venga ufficialmente reso qualcosa che d'imperio ci è stato tolto! Vi vengono in mente altri esempi? A me no. E in un mese in cui di solito si comincia a parlare di rincari e nuove tasse, vorrei che qualcuno pensasse anche a ridarci qualcosa, fosse anche solo un po’ di fiducia nello Stato.

Novembre si chiama così perché era il nono mese dell'anno quando il calendario ne contava solo dieci. È sceso in undicesima posizione mantenendo la sua rispettabilità di mese ponte tra due stagioni di cui ci offre l’espressione migliore, lo splendore dell'autunno e il primo candore dell'inverno. Vorrei che anche chi si trova a fare un passo indietro lo faccia con la stessa dignità, senza scalpitare e sgomitare, ma dando comunque il suo onesto contributo. Se uno vale lo può dimostrare anche in sordina e noi non aspettiamo altro che di poterne riscoprire i pregi.

Dicembre, fine dell’anno. Intanto vorrei che Aostacronaca ospitasse ancora con la consueta cordiale condiscendenza le mie bislacche considerazioni, e quindi vorrei poter fare un consuntivo dell’anno positivo sul passato e ottimista sul futuro. Vorrei vedere l’uscita del tunnel nel quale ci sentiamo costretti da troppo tempo ed augurare un anno a venire felice e prospero, con la convinzione che non sia solo una frase convenzionale. (2-fine)

Panta Rey

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