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FEDE E RELIGIONI | venerdì 19 gennaio 2018, 09:30

Voglio ascoltare i giovani senza filtri

Il Papa e la Chiesa vogliono ascoltare i giovani, che saranno i protagonisti dell’assemblea sinodale in programma nel prossimo ottobre. Per questo Francesco ha invitato le nuove generazioni del Cile — con le quali si è incontrato mercoledì 17 gennaio nel santuario di Maipú a Santiago — a far sentire la loro voce «senza filtri», parlando «con coraggio» e aiutando i vescovi a lasciarsi interpellare e scuotere dalle loro domande.

Proprio le attese e le speranze dei giovani saranno al centro dell’incontro pre-sinodale convocato dal Pontefice il prossimo marzo a Roma. Un momento importante di verifica e di confronto, in vista del quale Francesco ha raccomandato ai ragazzi cileni di non far venir meno il loro contributo di idee e di proposte. «La Chiesa — ha assicurato — ha bisogno che voi diventiate maggiorenni, spiritualmente maggiorenni, e abbiate il coraggio di dirci: “Questo mi piace; questa strada mi sembra sia quella da fare; questo non va bene”».La giornata del Papa — che giovedì 18 lascia il Cile alla volta del Perú — si è aperta con un nuovo appello a costruire l’unità tra i popoli rifiutando la logica della divisione e dello scontro.

Un appello risuonato con particolare forza dinanzi ai rappresentanti dei popoli indigeni che hanno partecipato alla messa celebrata in mattinata a Temuco. «Abbiamo bisogno della ricchezza che ogni popolo può offrire, e dobbiamo lasciare da parte la logica di credere che ci siano culture superiori e culture inferiori» ha scandito il Pontefice. E «una cultura del mutuo riconoscimento — ha ammonito — non si può costruire sulla base della violenza e della distruzione che alla fine chiedono il prezzo di vite umane».

Nel pomeriggio, dopo aver incontrato i giovani, Francesco ha fatto visita all’università cattolica del Cile, rivolgendo alla comunità accademica un discorso centrato sulla duplice missione di educare alla convivenza e di «progredire in comunità».

Missione che richiede una vera e propria opera di «alfabetizzazione» basata sull’integrazione dei diversi linguaggi, in modo da favorire una reale armonia tra «l’intelletto, gli affetti e l’azione, ovvero la testa, il cuore, le mani». In questo senso, ha detto il Papa, «l’università diventa un laboratorio per il futuro del Paese».

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