Panta Rei | martedì 18 settembre 2018 20:26

Panta Rei | venerdì 12 gennaio 2018, 09:34

La campagna elettorale, il gioco di chi la spara più grossa

Il conduttore della trasmissione radiofonica che seguo al mattino prima del lavoro proponeva l’altro giorno, come consueto gioco-sondaggio, la sfida “fai la tua campagna elettorale”.

La provocazione era chiara: in giorni in cui i politici sembrano gareggiare in chi la spara più grossa, gli ascoltatori erano invitati a fare le loro proposte di slogan elettorali.

Ovviamente, le assicurazioni di abolizione di tasse scomode o di privilegi ingiusti fioccavano più e meglio che nella realtà, anche se è difficile superare in stravaganza e bugiardaggine le tante promesse che sentiamo ogni giorno enunciate e regolarmente smentite, in vista dei prossimi appuntamenti alle urne.

Io cosa avrei proposto? L’insofferenza per la valanga d’incongruenze più o meno velate da cui siamo subissati, mi ha acceso la classica lampadina nel cervello: aboliamo la campagna elettorale! La classe politica ci prende per allocchi e noi, purtroppo, spesso e volentieri cadiamo nella trappola del populismo con cui vanno girando il coltello nella piaga delle nostre difficoltà, promettendo zelanti rimedi di cui vediamo solo l’aspetto di magica panacea, non essendo in grado di valutare l’oggettiva concretezza del progetto.

Confusi dallo sfavillio di buone intenzioni con cui ci nascondono la realtà, quante volte abbiamo finito per dare la nostra fiducia a chi ha sbraitato di più? Li avete visti i nostri politici nell’ultimo Consiglio regionale?

Volavano coltelli e, pur di screditare l’avversario politico, sono state fatte gaffe madornali e accuse grossolane, smentite senza mezzi termini né garbo dalla controparte. Il tutto in un clima infuocato di stizza e villania che stonava non poco con il contegno dovuto in quella sede.

Il tema principale? Il bilancio. La vera ragione degli scontri? La campagna elettorale ormai in pieno svolgimento. Or dunque, quanti di noi persone comuni sono in grado di capire un bilancio pubblico? Certo, nel sentire che sono stati garantiti progetti per i quali non ci sono i fondi e che sono state fatte promesse non onorabili, ci siamo sentiti presi in giro. Quando è stato spiegato che in realtà tutto era legittimo e plausibile, ci siamo sentiti rincuorati.

Ma alla resa dei conti, abbiamo capito di chi poterci fidare, chi crediamo ci abbia raccontato la verità e non abbia invece manipolato l’oggettività solo per orientare la nostra scelta elettorale?

Temo di no. Quindi, perché non eliminare questo circo chiassoso e millantatore ed avvicinarsi al voto con la dovuta serenità di valutazione e serietà che ci spetterebbe come cittadini e non come ingenui da abbagliare?

Pura utopia, è chiaro. Ma se divento primo ministro lo prometto, abolisco le campagne elettorali.

Panta Rey

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