Confcommercio VdA | venerdì 19 ottobre 2018 05:38

Confcommercio VdA | mercoledì 10 gennaio 2018, 17:00

Dal 4 gennaio 2018 obbligo etichettatura tessile e delle calzature

Dominidiato: ‘I prodotti tessili e le calzature sono articoli con cui il consumatore entra in contatto quotidianamente e che quasi rappresentano la sua ‘seconda pelle’. Spesso il consumatore li sceglie in base alla moda, ai gusti personali, alla ‘griffe’, senza tenere in debita considerazione la qualità, il diritto di conoscerne il produttore, l’origine, i materiali di cui sono composti: è doveroso orientarlo e favorire la presa di coscienza dei suoi diritti ed interessi’

Dal 4 gennaio 2018 obbligo etichettatura tessile e delle calzature

L’etichettatura  dei  prodotti  rappresenta  un  argomento  di  forte  attualità  in  quanto  il   consumatore è sempre più sensibile ed attento alle sue scelte, in un mercato in continua  evoluzione, dove vengono offerti e pubblicizzati innumerevoli prodotti.

“Tra  l’altro  - spiega Graziano Dominidiato, Presidente di Confcommercio VdA - il  consumatore  adeguatamente  informato  e  oculato  ricerca  non  solo  un   prodotto  ben  etichettato  ma  anche  un  prodotto  sicuro:  di  qui  l’esigenza  di  assicurargli  un’informazione trasparente, prodotti di qualità e misure a tutela della sua salute e della  sua sicurezza”. Per soddisfare queste aspettative e garantire i legittimi diritti del consumatore, sono state  emanate  dal  legislatore  norme  sia con finalità  preventive  -  quali  quelle  che  vietano  le   pratiche  commerciali  scorrette  (contrarie  al  principio  della  diligenza  professionale)  e   impongono precisi obblighi a carico degli  operatori economici - che successive, come  le  norme  relative  alla  garanzia  legale  di  conformità  e  le  disposizioni  che  prevedono  la   responsabilità  del  fabbricante  per  i  danni  provocati  da  prodotti  difettosi  (contenute entrambe nel Codice del Consumo).

“I  prodotti  tessili  e  le  calzature  - sottolinea Dominidiato - sono  articoli  con  cui  il  consumatore  entra  in  contatto   quotidianamente   e   che   quasi   rappresentano   la   sua   ‘seconda   pelle’.   Spesso   il    consumatore li sceglie in base alla moda, ai gusti personali, alla ‘griffe’, senza tenere in  debita considerazione la qualità, il diritto di conoscerne il produttore, l’origine, i materiali di  cui sono composti:  è doveroso orientarlo e favorire la presa di coscienza dei suoi  diritti ed interessi”.

Appare facilmente intuibile come, per il consumatore,  essere   a   conoscenza   dei   materiali   di   cui   è    composto il capo che indosserà, il prodotto tessile  o le calzature che userà, avere la garanzia della  qualità  dei  materiali  usati  e  della  salubrità  dei   processi produttivi, non essere tratto in errore  sull’origine   del   prodotto,   rappresenta   un    fattore determinante per operare scelte  consapevoli,   nel   pieno   rispetto    della sua salute. Per queste ragioni Confcommercio Valle d’Aosta esprime soddisfazione  per il fatto che dopo anni di battaglie sindacali condotte a favore dei negozi da Federazione Moda Italia è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 296 del 20 dicembre 2017 il Decreto Legislativo recante la disciplina sanzionatoria per la violazione delle disposizioni di cui alla direttiva 94/11/CE concernente l'etichettatura dei materiali usati nelle principali componenti delle calzature destinate alla vendita al consumatore ed al Regolamento (UE) n. 1007/2011 relativo alle denominazioni delle fibre tessili e all’etichettatura e al contrassegno della composizione fibrosa dei prodotti tessili.

“Dopo decenni di gravose responsabilità e pesanti sanzioni attribuite sostanzialmente ai soli commercianti a causa di etichette non corrette – aggiunge Graziano Dominidiato - esprimiamo grande soddisfazione per vedere riconosciuta piena responsabilità sull’etichettatura dei prodotti tessili e delle calzature a chi effettivamente etichetta”.

Il Presidente di Confcommercio VdA rimarca, infatti, come fosse “inammissibile, oltre che inaccettabile, che un operatore commerciale, in quanto obbligato principale, tra l’altro molto spesso vessato da clausole che gli negano ogni diritto di rivalsa nei confronti dei fornitori, dovesse ancora rispondere di omissioni o negligenze di operatori terzi (produttori/importatori). Un’anomalia che finalmente, grazie alla nostra pervicacia, è stata corretta”.

Il provvedimento, infatti, entrato in vigore il 4 gennaio 2018 è frutto di serrato confronto con le Istituzioni avviato da Federazione Moda Italia – Confcommercio sull’etichettatura dei prodotti tessili e delle calzature ha portato all’esclusione delle pesanti sanzioni (fino a 3.098) che fino ad oggi sono state elevate al solo commerciante, che poteva avvalersi di un velleitario diritto di rivalsa nei confronti del fornitore (spesso – come da noi rimarcato – non esercitato per la presenza di esplicite clausole contrattuali a sfavore della parte più debole). In particolare il Decreto Legislativo:

·  accoglie tutte le istanze portate avanti con determinazione in questi anni da Federazione Moda Italia a favore dei negozi soggetti, loro malgrado, a pesanti sanzioni per etichette non conformi alla normativa italiana ed europea apposte da terzi produttori/fornitori

·  attribuisce una responsabilità diretta e conseguenti pesanti sanzioni (fino a 20.000 euro) a chi effettivamente etichetta i prodotti (calzature e tessili) e cioè a fabbricante, importatore e al distributore (ex art. 15 Regolamento UE 1.007/2011, Paragrafo 2 viene “considerato fabbricante ai fini del presente regolamento qualora immetta un prodotto sul mercato con il proprio nome o marchio di fabbrica, vi apponga l'etichetta o ne modifichi il contenuto”)

·  introduce l’assegnazione da parte dell’Autorità di vigilanza (CCIAA, Agenzia delle Dogane e dei Monopoli) di un termine perentorio di 60 giorni al fabbricante o al suo rappresentante o al responsabile della prima immissione in commercio delle calzature o dei prodotti tessili sul mercato nazionale, per la regolarizzazione dell’etichettatura o il ritiro dei prodotti dal mercato.

Ai soggetti che non ottemperano entro il termine assegnato, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 3.000 euro a 20.000 euro È inoltre importante sapere che il provvedimento prevede che:

·  salvo che il fatto costituisca reato, il fabbricante, l’importatore o il distributore che non forniscano, all’atto della messa a disposizione sul mercato di un prodotto tessile, nei cataloghi, sui prospetti o sui siti web, le indicazioni relative alla composizione fibrosa ai sensi del regolamento (UE) n. 1007/2011 è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 1.500 euro a 20.000 euro.

·  Il distributore che mette a disposizione sul mercato le calzature senza avere informato correttamente il consumatore finale, del significato della simbologia adottata sull’etichetta è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 200 euro a 1.000 euro.

PRESSO LA NUOVA SEDE DI PIAZZA ARCO D’AUGUSTO N. 10 CONFCOMMERCIO VALLE D’AOSTA FORNIRA’ A TUTTI GLI ASSOCIATI LA CARTELLONISTICA DA POSIZIONARE NEL NEGOZIO.

red. eco.

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