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CRONACA | 16 dicembre 2017, 11:40

Giudici confermano licenziamento Cas dipendente sindacalista Francesco Savoca

Una lunga vertenza che poteva essere chiusa bonariamente ma che rischia di costare al sindacalista 50mila euro. Per Savoca è il secondo licenziamento. Qualche anno fa, infatti, era già stato licenziato perchè sorpreso ad arbitrare una partita di calcio mentre era in malattia. La Cas gli aveva dato fiducia riassumendolo e dandogli una senconda possibilita che lo stesso pare abbia sprecato

Il Tribunale di Torino, sede della Corte di Appello

Il Tribunale di Torino, sede della Corte di Appello

La Cogne vince la causa contro il rappresentante sindacale. La Vallé Notizie di oggi titola una notizia relativa a una vicenda di cronaca sindacale che si potrae da due anni e che momentaneamnte si è chiusa nei giorni scorsi anche se la la Cgil, come spiega il segreario Fiom, Enrico Monti (nella foto), valuterà eventuale ricorso in Cassazione.

Nel frattempo la sentenza di secondo grado è inequivocali dove dice: "La condotta di Francesco Savoca ha rilevanza disciplinare e si colloca ad un livello di gravità tale da giustificare il licenziamento con effetto immediato".

Infatti, così hanno scritto i giudici della Sezione lavoro della Corte di Appello di Torino il 21 novembre scorso nella sentenza con la quale, accogliendo il ricorso della Cogne Acciai Speciali, hanno dichiarato legittimo il licenziamento, avvenuto nella primavera del 2016, di Francesco Savoca, dipendente della Cas e rappresentante dei lavoratori per la sicurezza della Fiom Cgil Valle d'Aosta.

Savoca era stato licenziato a seguito di gravi contestazioni disciplinari in merito a sue dichiarazioni - rese soprattutto nelle sue funzioni di delegato in sede di trattative e di conciliazione per un dipendente - circa il presunto comportamento dei vertici della Cas, soprattutto dell'amministratore delegato Monica Pirovano (nella foto).

Contro il licenziamento, Savoca aveva inoltrato opposizione al Tribunale del lavoro di Aosta sostenendo di non aver mai accusato i vertici aziendali  con chicchessia ma unicamente di aver preso posizione sindacale a sostegno di un lavoratore sottoposto a procedimento disciplinare. Il dipendente della Cas aveva sostenuto "la natura ritorsiva e discriminatoria del licenziamento" e il giudice di primo grado, nell'aprile scorso, gli aveva dato ragione, ordinando alla Cogne di reintegrarlo e di pagargli le spettanze dovute retroattivamente.

La Cas era ricorsa in Appello, sostenendo invece la giusta causa del licenziamento e portando a riprova documentazione sull'intero procedimento, che a dire dei legali della Cogne dimostrava come Savoca avess attribuito all'ad Pirovano affermazioni gravissime in realtà non dette.

I giudici di Appello hanno accolto l'istanza della Cas, e nella sentenza di conferma del licenziamento scrivono che il lavoratore sindacalista avrebbe mentito sulla Pirovano "in un contesto conciliativo (durante il procedimento disciplinare di un dipendente ndr) e avanti a persone estranee all’azienda (un dirigente Cas e un sindacalista della Cgil), uno dei quali anche estraneo al colloquio". Per i giudici la condotta di Savoca prima, durante e dopo le varie fasi del licenziamento si è concretizzata "idonea ad arrecare gravissimo nocumento all’immagine aziendale, e quindi a ledere irrimediabilmente il vincolo fiduciario" e si è risolta " in un attacco gratuito ai vertici aziendali".

Oltre al licenziamento, Savoca è stato condannato a rimborsare alla Cogne Acciai Speciali le spese di lite, liquidate per la fase sommaria in 4.000 euro, per la fase di opposizione in 5. 000 euro e per il grado di reclamo in 6.000 euro. oltre rimborso forfettario, Iva e Cpa. I giudici hanno anche dichiarato la sussistenza delle condizioni per l’ulteriore pagamento, a carico di Savoca, di un importo "pari al contributo unificato dovuto per l’impugnazione". Di più, la sentenza mette in rilievo le corrette procedure seguite dalla Cas. 

La lunga vertenza potrebbe chiudersi con un esborso, da parte del Savoca, di circa 50mila euro a favore della Cas per il ristoro delle spese legali e per la restituzione dello stipendio percepito dopo la reintegrazione sul posto di lavoro disposto dalla sentenza di primo grado e ora annalluata dall'appello.

red. cro.

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