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Info consumatori | giovedì 07 dicembre 2017, 13:00

30% della popolazione a rischio povertà o esclusione sociale

Quasi un terzo della popolazione residente in Italia è a rischio di povertà o di esclusione sociale. E la situazione va peggiorando. Non solo stanno aumentando le persone in grave deprivazione materiale e quanti vivono in famiglie a bassa intensità di lavoro, ma la forbice fra i più ricchi e i più poveri si è ampliata.

A dirlo è l’Istat che parla di “una significativa e diffusa crescita del reddito disponibile e del potere d’acquisto delle famiglie (riferito al 2015), associata a un aumento della disuguaglianza economica e del rischio di povertà o esclusione sociale”.

La fotografia è contenuta nel report “Condizioni di vita, reddito e carico fiscale delle famiglie” e restituisce l’immagine di un paese nel quale c’è una crescita di reddito ma solo per i più facoltosi, mentre il 30% della popolazione arranca.  L’Istat evidenzia che il reddito netto medio annuo per famiglia, esclusi gli affitti figurativi, è pari a 29.988 euro, circa 2.500 euro al mese (+1,8% in termini nominali e +1,7% in termini di potere d’acquisto rispetto al 2014).

E rileva che “la crescita del reddito è più intensa per il quinto più ricco della popolazione, trainata dal sensibile incremento della fascia alta dei redditi da lavoro autonomo, in ripresa ciclica dopo diversi anni di flessione pronunciata”. All’aumento della disuguaglianza si accompagna l’aumento di chi si trova in situazioni di povertà o estremamente precarie. Nel 2016, evidenzia l’Istat, “si stima che il 30,0% delle persone residenti in Italia sia a rischio di povertà o esclusione sociale, registrando un peggioramento rispetto all’anno precedente quando tale quota era pari al 28,7%.

Aumentano sia l’incidenza di individui a rischio di povertà (20,6%, dal 19,9%) sia la quota di quanti vivono in famiglie gravemente deprivate (12,1% da 11,5%), così come quella delle persone che vivono in famiglie a bassa intensità lavorativa (12,8%, da 11,7%)”.

Il Mezzogiorno resta l’area territoriale più esposta al rischio di povertà o esclusione sociale (46,9%, in lieve crescita dal 46,4% del 2015). Il rischio è minore, sebbene in aumento, nel Nord-ovest (21,0% da 18,5%) e nel Nord-est (17,1% da 15,9%). Nel Centro un quarto della popolazione (25,1%) permane in tale condizione. Le famiglie più esposte al rischio di povertà o esclusione sociale sono quelle numerose, con cinque o più componenti (43,7% come nel 2015), ma è per quelle con uno o due componenti che questo indicatore peggiora (per le prime sale al 34,9% dal 31,6%, per le seconde al 25,2% dal 22,4%).

Dal report si evidenzia poi che la disuguaglianza dei redditi fra le persone in Italia è maggiore rispetto alla media europea. Distribuzioni di reddito più diseguali di quella italiana ci sono in altri paesi dell’area mediterranea, come Portogallo, Grecia e Spagna, mentre distribuzioni di reddito più eque ci sono in Slovacchia e in Slovenia, come pure in Repubblica ceca, Finlandia e Belgio.

I paesi dove i redditi sono in assoluto distribuiti in modo più diseguale sono Romania, Lituania e Bulgaria. Il quadro restituito dall’Istat è drammatico, Tali dati rivelano che la forbice tra i più benestanti e i più poveri si è allargata, con un allarmante, ulteriore, incremento delle diseguaglianze economiche.

bruno albertinelli

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