ECONOMIA | mercoledì 17 gennaio 2018 06:09

ECONOMIA | lunedì 04 dicembre 2017, 15:47

RIFORMA TRIBUTARIA AMERICANA E COMPETITIVITA’ ITALIANA

Formica Orlando

Nel mio scritto del 28 aprile 2017 ho evidenziato uno schema predisposto dal Presidente USA  Trump di riforma fiscale. Il Senato americano, in questi giorni, ha approvato  una diminuzione delle tasse  i cui tratti salienti sono: 

1) dal 2019 le imposte sugli utili delle aziende scenderanno dal  35% al 20% con uno sconto fino al 23% per le piccole imprese;

2) abolizione dell’obbligo di avere un’assicurazione sanitaria;

3) la tassa di successione viene sgravata dagli attuali  5,5 milioni di dollari a 11. Il taglio determinerà una riduzione di imposte (spalmate su dieci anni) di 1.500 miliardi di dollari.

Dentro questi  dati c’è una traiettoria di effetti  moltiplicativi : più investimenti ,occupazione, crescita economica ,gettito fiscale e rientro di capitali fuoriusciti. Un’asse portante che sostenendo l’economia reale determinerà sviluppo, salvaguardia del benessere  in una fase nella quale l’economia di quel  Paese quest’anno tira con  il 3% in più  e l’andamento positivo della borsa valori.  Non mancano i critici che segnalano l’aumento del debito pubblico di un trilione di dollari nei prossimi dieci anni e l’aumento delle  disuguaglianze.

Il mio riferimento all’economia americana non è casuale perché il progetto che sto portando avanti  con la “Costituente del Contribuente” pone sul tappeto i problemi del nostro sistema tributario da riformare. Se vogliamo stare nei mercati dobbiamo smetterla di piangerci addosso, progettare, essere competitivi  con una politica economica dell’offerta che rafforzi  l’attuale crescita fondata sull’ aumento del  PIL  all’1,7%, l’export  del  7%, gli investimenti privati del 30% e con una maggiore domanda e più occupazione.

Questi risultati sono dovuti anche ai provvedimenti del Governo Centrale. Se percorriamo le rotte della ripresa incontriamo un Paese con dati sorprendenti: l’Italia è il decimo maggiore fornitore degli USA  a fronte di una crescente domanda di qualità nella quale l’Italia eccelle.

Deteniamo la quinta migliore bilancia commerciale al mondo dietro la Cina, Germania, Corea e Giappone con 91 miliardi di dollari di attivo con l’estero nel 2016. L’Italia nella competitività  internazionale è prima nell’abbigliamento, seconda nel tessile, nella meccanica, gioielleria ed occhiali, quinta negli alimentari trasformati.

L’export  italiano nei primi otto mesi del 2017 è cresciuto dell’ 8% nel mentre la Germania  il 6% e la Francia il  4%. Questi sono indici fondati su numeri  (evidenziano competitività sostanziale) e non sulle opinioni che leggiamo e che tendono sovente  a screditare imprese e lavoro della nostra gente che nei territori, con una gravosa pressione tributaria ed una pesante burocrazia, dimostrano che alle chiacchiere dei presuntuosi ciarlatani rispondono con l’operatività.

E’ la rivincita storica del nostro capitalismo familiare, del lavoro, la riscoperta di antichi valori, vecchi sentieri di chi guarda avanti al nuovo, badando al sodo. Dal mio osservatorio, nell’ascolto ed il recepimento a Roma delle elaborazioni di Enti ed Organismi, mi rendo conto che stiamo uscendo dal tunnel e che la ripresa potrà essere consolidata e duratura nella misura in cui ci sarà un fisco equo( sul modello americano) capace di stimolare iniziative, il blocco della delocalizzazione delle imprese e dell’emigrazione dei nostri cervelli che arricchiscono gli altri, impoverendo le nostre terre nelle quali i padri hanno costruito un miracolo economico.

La strada per non soccombere è forse l’ottimismo,  guardando in faccia la globalizzazione non con la paura della demolizione ma con la prospettiva ( a fronte delle grandi risorse umane, ambientali, paesaggistiche e turistiche) della costruzione di un Paese che riprende il Suo ruolo senza farsi prevaricare. Certamente le Istituzioni centrali e locali devono fare la loro parte!  

Orlando Formica Garante del Contribuente Vda

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