Consiglio Valle | lunedì 23 ottobre 2017 22:45

Consiglio Valle | venerdì 06 ottobre 2017, 17:40

I tanti interrogativi di Gerandin senza risposta sul Traforo del Gran San Bernardo

Lunedì 2 ottobre 2017, il Consigliere del Gruppo Misto Elso Gerandin si è recato al Traforo del Gran San Bernardo per una visita alla zona interessata dal cedimento di un travetto della volta

«Ringrazio innanzitutto la Direzione del Traforo per avermi accompagnato e, nel limite del possibile, per aver fornito una serie di risposte alle mie domande - spiega il Consigliere Elso Gerandin -. A fronte della comunicazione ufficiale di una ipotizzabile riapertura del tunnel entro il 30 novembre prossimo, permangono tutte le preoccupazioni e le incognite legate ad una rapida soluzione al problema in quanto la tipologia strutturale oggetto del cedimento interessa un tratto di 1400 metri lungo l'asse del tunnel. Sarà quanto mai importante capire le conclusioni e le soluzioni proposte dalle perizie dei due ingegneri, uno svizzero e uno italiano, incaricati della Direzione per valutare gli eventi, così come sarà fondamentale la sinergia e l'identità di vedute delle due Direzioni, svizzera e italiana, sugli interventi da realizzare in tempi brevissimi. Un'eventuale divergenza di opinioni e di visioni sarebbe preoccupante, vista la bilateralità del traforo.»

«Rimangono tanti gli interrogativi che esigono una risposta - aggiunge il Consigliere Gerandin -. In una nota dell'ex Presidente della SITRASB, Ugo Voyat, si parla di un'ultima verifica strutturale con relative prove di carico della soletta datata 2009, ossia prima dell'inizio lavori della galleria di sicurezza, dove i tecnici indicavano la necessità di un monitoraggio della situazione. Mi chiedo quindi: questo monitoraggio è stato attuato? E se sì, quando e da chi? Esistono dei verbali?»

«Nella nota si legge anche che i lavori di rafforzamento della soletta potevano essere rinviati alla fine delle opere per la galleria di sicurezza, perché se realizzati prima esisteva il rischio di compromettere il nuovo intervento. Mi domando: non era il caso di fare immediatamente nuove prove di carico a seguito dei lavori della galleria di sicurezza? È stato forse il nuovo intervento a compromettere la stabilità della soletta del tunnel esistente?»

«Quando poi si è proceduto allo scavo del tunnel parallelo di soccorso, posto a 22 metri da quello esistente - prosegue Gerandin -, si è verificato che scavi e vibrazioni non avessero danneggiato il tunnel esistente? Mi viene spontanea la domanda perché lo scavo del raddoppio del tunnel del Fréjus è stato eseguito in una prima fase a 50 metri dalla canna esistente mentre nella seconda fase esecutiva dei lavori la distanza è stata spostata sino a 90 metri dal tunnel esistente, e questo per evitare problemi strutturali. Qual è la verità? Non si sarebbero dovuti allertare tecnici e Direzione della società italo-svizzera?»

«Credo che una risposta a tutti questi interrogativi sia dovuta alla cittadinanza - conclude il Consigliere Gerandin -, perché il traforo del Gran San Bernardo è un'importante via di comunicazione internazionale senza la quale la Valle d'Aosta rischia un ulteriore isolamento, con ripercussioni economiche per le attività commerciali e per il turismo.»

Il Consigliere regionale Elso Gerandin

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