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Le Messager Campagnard | venerdì 14 luglio 2017, 12:18

Consiglio Valle approva mozione contro Trattato di libero scambio tra UE e Canada

Sollecitare il Parlamento e il Governo a impedire l'entrata in vigore in Italia del Trattato CETA, l'accordo di libero scambio commerciale tra Unione europea e Canada, adottando ogni iniziativa necessaria a ostacolarne la sua applicazione anche in via provvisoria e invitando i Parlamentari valdostani ad esprimere voto contrario alla ratifica del Trattato.

È quanto chiede al Governo regionale una mozione approvata dal Consiglio Valle nella seduta del 14 luglio 2017. Il testo, presentato dal gruppo UVP e così emendato su proposta dell'Assessore Viérin e dei Consiglieri Testolin (UV) e Lanièce (EPAV) e come anche richiesto dal Consigliere Cognetta (M5S), ha ottenuto 31 voti favorevoli e 2 astensioni (PD-SVdA).

L'Assessore all'agricoltura, Laurent Viérin (UVP, nella foto), ne ha illustrato i contenuti: «Abbiamo fatto nostro l'ordine del giorno presentato dalla Federazione regionale Codiretti della Valle d'Aosta volto a garantire un commercio libero e giusto e per un'Europa libera dal CETA (Comprehensive and Trade Agreement), il trattato che prevede l'abolizione dei dazi doganali e che contiene dei rischi per l'originalità e la qualità dei prodotti, in particolare nel settore dell'agroalimentare, con ricadute che potrebbero essere estremamente negative. Anche la Valle d'Aosta, che ha prodotti riconosciuti e garantiti, che è OGM free, ha il dovere di impegnarsi per contrastare questo trattato, sia per difendere i consumatori sia per tutelare la qualità e le denominazioni dei nostri prodotti. Non siamo contro il libero scambio, ma crediamo che questa sia una mozione di principio per affermare che una comunità è attenta all'identità, alla provenienza e alla qualità ed è contraria allo spregio delle regole che tutelano la salute e la qualità della vita delle persone.»

Il Consigliere del M5S Roberto Cognetta ha annunciato il voto positivo, ricordando che il suo Movimento si batte a tutti i livelli per contrastare questo trattato che «contrappone le grosse multinazionali ai piccoli produttori a danno di questi ultimi. Proporrei all'Assessore un emendamento alla mozione per invitare i Parlamentari valdostani a votare contro il trattato di ratifica quando sarà portato in Parlamento.»

Per il Consigliere di EPAV André Lanièce, «l'accordo presenta aspetti preoccupanti per il settore agricolo e per il consumatore. L'abbattimento quasi totale dei dazi attiverà l'importazione di quantità rilevanti di prodotti canadesi di basso costo, figli di regole, tradizioni e sicurezza alimentare diversi che comporteranno danni all'agricoltura italiana e valdostana. Da qui la piena sintonia con l'azione di Coldiretti sulla necessità di difendere le nostre produzioni, espressione di un'identità territoriale non riproducibile altrove, realizzate sulla base di specifici disciplinari di produzioni e sotto un rigido sistema di controllo. La tutela dell'agroalimentare locale è una scelta che la Regione percorre da tempo: ecco perché oggi, assieme a Coldiretti e al mondo agricolo valdostano, vogliamo sollecitare il Governo italiano a non ratificare il Trattato in cui su 291 denominazioni di origine solo 41 sono tutelate. È una questione di rispetto per i nostri agricoltori, per il loro lavoro, per l'identità produttiva della nostra e delle altre regioni italiane e per la sicurezza alimentare e la salute dei cittadini.»

Il Consigliere Renzo Testolin (UV, foto a lato) ha evocato «le varie iniziative realizzate nel tempo a tutela della specificità dei territori, della cultura, delle regole della produzione, della tutela dei consumatori e delle piccole realtà operanti in regione. Già nel 1952 è attivo il Consorzio per la tutela della fontina, mente in tempi più recenti, nel 2014, si è approvata l'IG (indicazione geografica) Génépy: sono solo esempi del lavoro svolto per tutelare l'autenticità dei nostri prodotti di qualità, dell'attenzione alle nostre produzioni particolari, alla valorizzazione delle materie prime. Si è lavorato per garantire le prerogative del prodotto nella realtà valdostana. Nel 2015 è stata anche attivata una sperimentazione innovativa per la tracciabilità dei prodotti, la loro autenticità e originalità. Sempre nel 2015, anno dell'Expo Milano, la Valle d'Aosta ha emanato la legge regionale sul divieto assoluto di coltivazioni OGM, facendo così diventare la nostra la prima Regione 'OGM free' in Italia. Questo trattato eliminerebbe tutto questo lavoro svolto dalla comunità valdostana. Anche se siamo molto piccoli dobbiamo far sentire la nostra voce. Le nostre produzioni non andranno a incidere sul commercio tra Europa e Canada, ma va tenuto presente che le più grandi esportazioni verso il Canada sono costituite proprio da vini, formaggi e prosciutto (quattro delle nostre cinque DOP). Anche la biodiversità sarebbe posta decisamente in secondo piano con questo trattato. Avremmo gradito, nelle premesse della mozione, un intervento che portasse all'attenzione anche altre valutazioni per rafforzare quelle della Coldiretti. Per questo, proponiamo due emendamenti per sottolineare le incongruenze di atteggiamenti europei e da parte statale, oltre che per sollecitare il coinvolgimento dei Parlamentari valdostani e lavorare in sinergia con altre regioni. Questo è un trattato che fa tutto tranne proteggere le produzioni locali, che spesso rappresentano l'arma più spendibile per mantenere le popolazioni nei nostri territori. La nostra regione è piccola ma lavora attivamente in favore di realtà peculiari che possono davvero fare la differenza.»

Il Consigliere Andrea Padovani (GM) ha concordato sul fatto che questo trattato «colpirebbe l'agricoltura valdostana, causando gravissimi danni alle produzioni di qualità. Il rischio è che molte brutte copie entrino nel commercio europeo facendo concorrenza agli originali. È preoccupante anche l'aspetto degli investimenti, che prevede l'istituzione di un arbitro privato per regolare le cause tra privati e enti pubblici. In questo tribunale le cause possono essere unilaterali, ovvero possono fare causa alle istituzioni pubbliche i privati che si ritengono lesi da leggi che tutelano il bene pubblico. Non solo, questo trattato riduce i diritti del lavoro, non dà garanzia sul mantenimento dei diritti in Europa, mette a rischio il principio di precauzione, mette in pericolo i servizi pubblici, fa rientrare dalla finestra il trattato TTTIP, ad oggi congelato. Il mio voto favorevole alla mozione è convinto: se le regioni si fanno sentire al Parlamento, forse ci potrà essere un ripensamento sull'approvazione di un trattato così pericoloso per la nostra economia.»

Il Presidente della terza Commissione "Assetto del territorio" Alessandro Nogara (UVP) ha riferito: «Nel corso dei recenti lavori dell'APF, il rappresentante del Canada ha affermato che per sostenere l'agricoltura il suo Stato spende 2 miliardi 800 milioni all'anno, che vengono impegnati per far fronte ai danni causati da condizioni meteo avverse, ma soprattutto per aiutare le aziende del settore per acquistare e usare sostanze vietate nel nostro Paese. E continuano a produrre formaggi denominati fontina, asiago, parmesan, senza porsi problemi sull'originalità, e tantomeno sulle conseguenze sulla salute legate all'uso di antibiotici e sostanze tossiche. Noi invece questi problemi ce li poniamo, e siamo seriamente preoccupati. Un impianto industriale perduto può conoscere una sua rinascita, mentre un allevamento o insediamento agricolo che si spegne non torna più. E questo può capitare nella nostra Valle d'Aosta.»

La Capogruppo di ALPE, Patrizia Morelli, ha parlato di inopportunità che l'Italia ratifichi l'accordo internazionale con il Canada: «Innanzitutto perché il Canada non ha firmato le convenzioni sulla protezione dei diritti dei lavoratori, che per noi sono fondamentali, e questo genera una concorrenza sleale nei confronti di quei paesi che invece lo hanno fatto; in secondo luogo, questo Paese ha regole meno ristrettive sulla produzione agroalimentare e questo può comportare rischi per la salute dei consumatori; infine, il CETA colpisce il Made in Italy agroalimentare, e non possiamo accettare che i canadesi possano produrre impunemente la Fontina usurpando un marchio di tradizione per la cui produzione sono state fissate regole restrittive. Una regione come la nostra che ha sempre cercato di garantire dignità agli agricoltori non può non pronunciarsi contro un trattato che andrebbe ad acuire le diseguaglianze.»

Il Consigliere del PD-SVdA Paolo Cretier (nella foto) ha osservato: «Il contenuto del CETA è molto pesante da sostenere, soprattutto per le realtà di montagna come la nostra. Le maglie dei controlli sono molto aperte rispetto a quelle italiane. È il consumatore che decide: nei momenti di crisi i prodotti di qualità vengono scartati per mancanza di denaro. Ritengo che ci si sarebbe dovuti confrontare prima in Commissione sulla questione del libero scambio. Non solo: essendo difficile valutare l'impatto dei cambiamenti previsti da questo trattato, abbiamo ancora tempo per un approfondimento in Commissione. Senza questo passaggio, mancano elementi di valutazione precisi, è pertanto difficile esprimersi su questa mozione.»

L'Assessore al turismo e commercio, Claudio Restano, ha osservato che «l'identità, la qualità, la tracciabilità, la denominazione dei nostri prodotti sono i pilastri rispetto ad una strategia di promozione del territorio dal punto di vista turistico e commerciale. La caratterizzazione dei prodotti enogastronomici e la qualità ci permettono, infatti, di fare un'azione di marketing molto importante a favore della Valle d'Aosta. Il compito che dobbiamo svolgere è quello di tutelare le corrette pratiche commerciali, perché sono queste che penalizzeranno i nostri piccoli produttori. Il nostro compito è quello di rimarcare la nostra particolarità e la nostra autonomia prendendo una posizione forte su questo argomento.»

L'Assessore all'agricoltura, Laurent Viérin, nella replica, ha osservato che «voler prendere tempo è una scusa per non decidere: l'argomento, per chi era interessato, è stato dibattuto nelle Commissioni. Se non approviamo oggi la mozione, la nostra posizione arriverà a "babbo morto", ossia a trattato ratificato dal Parlamento. Io credo che per la comunità conti che il Consiglio Valle si esprima e assuma una posizione, in un modo o nell'altro.»

info Consiglio Valle

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