Panta Rei | venerdì 28 aprile 2017 02:33

Panta Rei | martedì 10 gennaio 2017, 09:30

La politica della bolla di sapone

Come ogni individuo coscienzioso che si rispetti, anche i gruppi politici hanno presentato i buoni propositi per il nuovo anno. E come ogni buon proposito che si rispetti, è stato fatto nella forma più solenne e formale, un serio impegno dato con la mano sul cuore (e le dita incrociate dietro alla schiena?...). Mi riferisco alle varie dichiarazioni, consuntivi e preventivi, pseudo programmi e scoop che hanno riempito le pagine dei giornali locali in questi giorni di passaggio dal “vecchio” al “nuovo”, con tutto l’inesorabile allegato di lodevoli intenzioni, pie illusioni e patetiche bugie.

Come ogni individuo coscienzioso che si rispetti, ho assunto una prudente e diffidente distanza da siffatte dichiarazioni, divertendomi però a metterle a confronto stilando una scherzosa classifica delle parole più usate dalle diverse compagini. Così, tanto per passare il tempo tra un pranzo e un banchetto del periodo festivo, rendendo peraltro più ardua una digestione (del banchetto o della situazione politica?) già complicata di per sé.

Ebbene, udite udite: the winner is…. condivisione! Vale a dire che tra i vari gruppi e gruppuscoli che si lanciano strali e saette dai vari settori dell’aula consiliare (ormai anche dallo stesso campo) l’obiettivo sarebbe di avere in comune solo il bene della comunità, del territorio e… a questo punto entra in scena il termine secondo classificato, l’autonomia! Declinata in tutte le salse appetibili al possibile elettorato, l’autonomia è entrata a gamba tesa in ogni discorso come baluardo da difendere a oltranza, come non si sa.

A dire il vero l’autonomia si è piazzata a pari merito con un altro concetto: il cambiamento, altrimenti detto discontinuità o rinnovamento. Il “nuovo” non passa mai di moda, fa sognare e ben sperare. Prende un onorevole terzo posto il rilancio, nelle più svariate coniugazioni: economia, occupazione, agricoltura… Seguono infine vocaboli di esemplare autorevolezza come responsabilità, concretezza, coerenza, trasparenza.

Il guaio, per noi, è che tutti questi proclami copia-incolla sono di una mollezza plateale, non ce n’è uno che finisca con un’asserzione tangibile, un programma, un’idea, una proposta. Siamo ancora purtroppo al “politichese” degli anni cinquanta. Cito Wikipedia: “neologismo utilizzato per indicare il linguaggio della politica, caratterizzato da uno stile ampolloso, criptico, inutilmente complicato, utilizzato con consapevolezza dai politici nella comunicazione, volutamente incomprensibile al grande pubblico per affrontare qualunque argomento in qualunque contesto senza in realtà dire alcunché, per non informare, non spiegare”.

Ancora oggi ci prendono per il naso, pifferai incantatori senza nessuno scrupolo. Siamo ormai in campagna elettorale, si sa, ci aspetta un lungo anno di battaglie verbali su ogni fronte dell’amministrazione. Loro se ne stanno lì ad attaccarsi pubblicamente e ad allearsi nei corridoi, a riunire interminabili e inconsistenti commissioni, a cingersi di aureole senza merito pur di screditare gli altri.

E noi? Ci lasciamo incantare dalle bolle di sapone delle loro belle parole, piene del nulla e destinate a spezzarsi ad un alito di vento? Come ogni individuo coscienzioso che si rispetti, abbiamo un anno per guardare oltre il luccichio, ma la vedo dura….

panta rey

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