Panta Rei | sabato 29 aprile 2017 23:18

Panta Rei | martedì 20 dicembre 2016, 09:30

La ludopatia ha contagiato il Consiglio Valle

Per una paradossale coincidenza, mentre in piazza Chanoux si approvava il regolamento contro le ludopatie, a soli 300 metri di distanza, in piazza Deffeyes, un congresso di 34 ludopatici cronici si giocava il tutto per tutto per salvare in extremis la più grande impresa di gioco d’azzardo della Valle.

Per carità, detto così suona male e forse anche il buon Caminiti avrebbe un sussulto di perplessità sulla coerenza della sua ostinata battaglia. Ma come definire altrimenti i personaggi che, chiusi da giorni in Consiglio, se le danno di santa ragione a suon di emendamenti e rilanci pur di avere l’ultima parola sul destino del Casinò de la Vallée?

Affondato, rivenduto o rifinanziato che sia, chi vince spera di guadagnarsi la tessera Club della politica valdostana, la poltrona d’onore al tavolo di gioco che fa gola a tutti. Dev’essere tutto quel roteare di palline (….) e di bagliori, la rassicurante familiarità dei francesismi usati (anche se ultimamente il “rien ne va plus” va purtroppo per la maggiore), tutto quell’alternarsi frenetico di colori ad aver dato alla testa ai 34. Sta di fatto che ormai sono pronti a giocarsi tutto e il contrario di tutto pur di reinventarsi come improbabili super esperti manageriali.

Forse ai più non è chiaro che al tavolo si punta sul rosso “o” il nero, si deve prendere una decisione definitiva quanto veloce. Non si può avere tutto, la fusione del rosso “e” il nero per quel nostro emblema autonomistico di cui ora tutti vorrebbero ammantarsi per acquisire consensi.

L’atmosfera in Consiglio ha del surreale: mai si sono visti tanti ordini del giorno presentati dai componenti della maggioranza, parola ormai eufemistica per definire un’accozzaglia più variegata e sbriciolata che mai. Quella che si sta svolgendo in aula pare un’epica partita di blackjack, degna di un film d’azione ambientato a Las Vegas: tutti in ordine sparso contro il mazziere, del quale è inutile svelare l’identità. Il quale, con il solito aplomb, incassa ogni attacco con la calma solo un tantino rigida del croupier di razza, lasciando agli altri il dilemma sul gioco da condurre, stare, rilanciare, cambiare carta? Lui non si smuove, ascolta e aspetta.

Persino quando il pettegolo Cognetta chiede al President di prendersi la delega al Casinò, non si capisce se è la sua solita patetica ironia da Crozza taroccato o una vera supplica disperata. Lo fa con i suo solito atteggiamento furbastro che vorrebbe ispirare simpatia, ma con una lieve esitazione come se pensasse “Oddio, e se adesso lui accetta?”

Siamo alla fantascienza pura. Possiamo solo sperare in un intervento provvidenziale di Caminiti che curi i 34 da questa ossessione del gioco, o rassegnarci ad interminabili partite per tentare di "sbancare" il Casinò. Nel qual caso les jeux sont faits. Si, ma poi?  

panta rey

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