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POLITICA | lunedì 06 giugno 2016, 13:59

Luciano Caveri e Claudio Bredy lasciano l'Uvp

Luciano Caveri

Luciano Caveri

Già presidente della Giunta regionale, deputato della Repubblica ed europarlamentare, il politico valdostano Luciano Caveri abbandona l'Union valdotaine progressiste che tre anni fa contribuì a fondare. Con lui se ne va anche Claudio Bredy, sindaco di Gignod dal 1998 al 2010 (nella foto), ma soprattutto primo presidente e cofondatore con Caveri del Leone dorato. Lo hanno annunciato in una nota congiunta nella quale i cofondatori del Leone dorato spiegano di aver avvertito della loro decisione  il Presidente dell'Uvp, Luigi Bertschy ed esprimono alcune riflessioni politiche.

“In questi mesi abbiamo sempre evitato,  per senso di responsabilità, di intervenire pubblicamente sull'evoluzione della situazione politica valdostana – si legge nel comunicato di Caveri e Bredy - anche quando pareva che, malgrado le smentite, si stesse ormai andando verso una destinazione già preordinata”.

Ai due esponenti politici risulta chiaro “come la linea della novità rispetto al governo della Valle d'Aosta, che ci aveva consentito di accettare anche l'idea di compromessi a condizione che contenessero sostanziali cambiamenti attraverso un nuovo progetto politico che prendesse atto della fallimentare gestione amministrativa dell’attuale governo, sia stata definitivamente abbandonata nel nome della Realpolitik”.

Caveri e Bredy contestano “la decisione di Uvp di diventare nient'altro che la 'quarta gamba' della Giunta Rollandin e ciò anche in contraddizione con il documento congressuale che escludeva operazioni simili all'ingresso del Pd nella maggioranza regionale”. Quello che invece “è di fatto un semplice rimpasto di Governo, con un programma che contiene certamente diverse azioni condivisibili ma con una leadership al vertice (che incarna anche un sistema) che è sempre la stessa” e non a caso “lo stesso Presidente della Regione ha parlato con franchezza di un programma in assoluta continuità con quanto fatto finora e questo è del tutto contraddittorio rispetto alla teoria della svolta”.

Questa logica di allargamento, infine, per Caveri e Bredy “non ha nulla a che fare con la parola 'réunion', come adoperata nella logica di cambiamento agli esordi dell'Uvp e comporta un'insanabile incoerenza con quanto affermato sin dalla sua nascita. Oltre al paradosso di sentir parlare, fuor di contesto, di misericordia e di pentimento”.

Per questo, “serenamente – concludono - per rispetto verso i principi e coerenza verso i cittadini che scelsero Uvp come spinta al cambiamento del sistema vigente, rimasto esattamente lo stesso di quattro anni fa, per non dire che sia persino peggiorato, annunciamo la decisione di lasciare l'Union valdotaine progressiste.

Lo facciamo con grande dispiacere e senza polemiche personalistiche, ritenendo che formule di 'grande coalizione' rafforzino solo l'attuale situazione di stallo della politica valdostana, al di là di quello che viene presentato come un successo 'per il bene della comunità' ed invece pare essere solo un deludente epilogo di cui non vogliamo essere compartecipi”.

aostacronaca.it

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